13/03/2010, 00.00
ASIA

El Niño e sfruttamento industriale lasciano senz’acqua il Sud est asiatico

Oltre 65 milioni di persone nella regione del Mekong patiscono la più grave siccità degli ultimi 30 anni. Bangkok: le dighe cinesi alla fonte del problema. A rischio le coltivazioni di riso e zucchero. In crisi anche le produzioni di olio di palma in Indonesia e Malaysia. Indigeni filippini costretti a cibarsi di erbe velenose.

Bangkok (AsiaNews) – Nel Sud-est asiatico milioni di persone rischiano di restare senz’acqua per la siccità provocata dall’arrivo del Nino. Nella regione del fiume Mekong, dove vivono oltre 65 milioni di persone, il livello dell’acqua è il più basso degli ultimi 30 anni e sul confine tra Thailandia e Laos è impossibile navigare e irrigare i campi. In Indonesia e Malaysia l’intera industria dell’olio di palma è in pericolo e nella sola provincia di Sabah (Malaysia) la produzione è già calata di un quinto rispetto a gennaio. Situazione ancora più grave nelle Filippine, dove nelle regioni più colpite la popolazione è costretta a cucinare erbe velenose per sopravvivere.

In Thailandia, il primo esportatore di riso al mondo, la siccità ha colpito 36 province su 76. Queste sono tutte situate nei pressi del fiume Mekong, dove si concentra la maggior parte delle coltivazioni di riso e zucchero. La siccità ha fatto diminuire le riserve idriche del 15% e sono già 4 milioni le persone costrette a razionare l’acqua.

Abhisit Vejjajiva, primo ministro thai, afferma:  “La mancanza di acqua è un problema che il governo sta affrontando, insieme ad altre organizzazioni internazionali, con interventi mirati soprattutto per i contadini della regione del Mekong, dove il livello d’acqua cala di anno in anno”.  Il fiume Mekong nasce in Tibet e per il premier thai il basso livello del fiume è dovuto non solo alla siccità di questi mesi, ma soprattutto alle dighe costruite dal governo cinese in prossimità della fonte. “Credo che la Cina giochi un ruolo molto importante per lo sviluppo della regione – ha affermato Vejjajiva in un recente incontro con Hoo Chengyaew, vice-ministro cinese degli esteri – e non sono molto felice di vedere la popolazione dei 5 Paesi situati alla foce del Mekong in serie difficoltà per la scarsità di acqua”.

Indonesia e Malaysia, sono invece i principali produttori al mondo di olio di palma e il settore dà lavoro a gran parte della popolazione rurale. “Se il tempo resterà secco fino a fine mese – afferma Thomas Mielke, direttore della malaysiana Oil World Ltd - la produzione di olio avrà un calo da 200mila a 400mila tonnellate”. Secondo Mielke ad aumentare gli effetti del Nino è stata l’espansione senza controllo delle coltivazioni legate alla produzione di olio. Nel solo 2009 la Malaysia ha esportato 17,8 milioni di tonnellate di prodotto.  

Nonostante l’allargamento del fenomeno interessi ormai tutto il Sud-est asiatico, la situazione più grave si registra nelle Filippine, dove la siccità ha già causato oltre 25 milioni di euro di danni e la poca acqua presente nelle centrali idroelettriche ha gettato il Paese in una grave crisi energetica e alimentare. Nella provincia di Cotabato la siccità ha colpito campi e bestiame e da due mesi la popolazione indigena dei Lumad mangia erbe selvatiche velenose per poter sopravvivere. “Questo è il tipo di cibo che i nostri antenati mangiavano in tempo di difficoltà – afferma Dulfo Kabengo, pastore protestante e membro della comunità Lumad – il governo non ci aiuta e noi siamo costretti a mangiare queste erbe (Kayos) per vivere”. Il pastore dice che nella sua comunità sono già morte dozzine di persone per avvelenamento. Per evitare la catastrofe umanitaria nelle aree rurali il governo ha comunicato oggi il ricorso ai fondi destinati alle calamità naturali, utilizzati di solito per prevenire i danni delle alluvioni. 

 

Ha collaborato Santosh Digal  
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