28/03/2011, 00.00
CINA
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Fatti di “normale” inquinamento: alluminio nei fiumi, piombo nel sangue

Nel Guangdong una fabbrica riversa 4.500 metri cubi di scarichi tossici nei fiumi e sul suolo. Nel Zhejiang piombo nel sangue di centinaia di residenti. Entrambe le fabbriche sono illegali. L’inquinamento è tra le maggiori cause di proteste sociali contro autorità inerti e accusate di collusione.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Una fabbrica di alluminio illegale ha riversato circa 4.500 metri cubi di acque di scarico tossiche nei fiumi e ucciso i pesci nella zona a confine tra le città di Qingyuan e Zhaoqing nel Guangdong. Si teme che le acque del fiume Baima abbiano inquinato circa 66,6 ettari di terra agricola su cui vivono decine di migliaia di contadini.

Il disastro è stato denunciato dal giornale locale Nanfang Daily, che riporta le dichiarazione atterrite dei residenti. Chen Guixiang, capo del Partito comunista del villaggio di Baimang, tra i più colpiti, spiega come un torrente di scarichi inquinanti e maleodoranti sia fuoriuscito da una breccia nella diga che li conteneva, invadendo la zona.

Ma le autorità di Qingyuan e Zhaoqing dicono che il problema è molto circoscritto. Ouyang Jie, responsabile per l’ambiente nella contea di Guanghing, dice che sono stati inquinati “appena 3 o 4 mu”, 2mila metri quadrati circa di terreno agricolo.

La fabbrica, di cui nessuno nella zona conosce il nome, è attiva da settembre senza autorizzazione e senza le obbligatorie verifiche per il rispetto dell’ambiente. I residenti si sono più volte lamentati per gli scarichi tossici nell’aria e nel terreno, contenenti alluminio. Ma visto che l’impianto è proprio a confine tra le città di Qingyuan e Zhaoqing, le autorità di entrambe hanno sempre risposto che è responsabile l’autorità confinante.

Per le fabbriche di alluminio, molto inquinanti, il governo ha disposto severi controlli. Ma sembra che molti impianti siano ora sorti al confine tra due amministrazioni territoriali, suscitando un rimpallo di competenze e riuscendo ad operare senza controlli.

Intanto nel distretto di Jiaojiang vicino Taizhou (Zhejiang), circa 170 residenti, tra cui 53 bambini tra i 14 mesi e i 10 anni, sono risultati avvelenati per il piombo della vicina fabbrica di batterie Taizhou Suqi Storage Battery Company.

La fabbrica opera dal 2005 a pochi metri dall’abitato. Più volte i residenti si sono lamentati per gli scarichi, anche perché la legge proibisce simili impianti a meno di 500 metri dalle abitazioni.

Il 16 marzo scorso le autorità hanno ordinato la chiusura della fabbrica e il suo direttore Ying Jianguo è in carcere dal 25 marzo, sono stati “sospesi” 3 funzionari, tra cui il capo dell’Ufficio distrettuale di Protezione ambientale.

L’avvelenamento da piombo può colpire il sistema nervoso, quello riproduttivo e i polmoni, causa alta pressione del sangue e anemia. Nei bambini può fare danni irreversibili al cervello.

Nel Paese i gravi episodi di inquinamento sono frequenti, con danni soprattutto per i bambini. Piombo nel sangue è stato trovato a gennaio in oltre 200 bambini per una fabbrica di batterie nell’Anhui (AsiaNews 7.1.2011, Inquinamento in Cina: centinaia di bambini avvelenati dal piombo). In agosto è stato scoperto per oltre 600 bambini della contea Fengxiang (Shaanxi) e in ottobre per oltre 1.000 bambini a Jiyuan, Henan (AsiaNews 27.7.2010, Nello Yunnan piombo nel sangue di almeno 84 bambini).

Sono frequenti le proteste di piazza di cittadini esasperati per l’inquinamento e per l’inerzia delle autorità locali, spesso sospettate di collusione con le imprese. A Wenping nell’Hunan e a Zhenthou pure nell’Hunan, nell’agosto 2009, migliaia di persone sono scese in piazza dopo la scoperta di centinaia di casi di avvelenamento da metalli pesanti (AsiaNews 3.9.2009, Genitori protestano contro l’avvelenamento dei figli: arrestati dalla polizia cinese, e 24.8.2009, Pechino indaga sui responsabili dell’avvelenamento da piombo. Ma ordina nuove analisi). Le autorità hanno mandato la polizia per sedare le proteste. Spesso non ci sono provvedimenti né contro le autorità locali inerti né contro le imprese che chiudono l’attività e cambiano zona. I residenti nemmeno ricevono indennizzi o cure mediche gratuite.
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