21/10/2020, 15.07
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Fiji, una torta decorata con la bandiera taiwanese scatena l’ira di Pechino

Taipei accusa due diplomatici cinesi di aver malmenato un proprio funzionario nelle Fiji durante le celebrazioni della festa nazionale taiwanese. Ministero cinese degli Esteri: Nostri uomini provocati; festeggiamenti violavano il principio dell’unica Cina. Continua a salire la tensione tra i due Paesi. Sondaggio: la popolazione di Taiwan non crede allo scoppio della guerra.

Suva (AsiaNews) – Tutta colpa di una torta decorata con la bandiera nazionale di Taiwan. Le autorità di Taipei accusano due diplomatici cinesi di aver aggredito un dipendente del proprio Ufficio di rappresentanza nelle Fiji durante un party per le celebrazioni della festa nazionale. Joseph Wu, ministro taiwanese degli Esteri, ha reso noto ieri che il governo dell’isola ha consegnato al governo e alla polizia delle Fiji le prove dell’aggressione.

Il fatto è avvenuto l’8 ottobre, quando il personale diplomatico di Taiwan stava festeggiando  in un grande albergo di Suva, capitale della nazione del Sud Pacifico. Secondo Taipei, appena fuori la sala del ricevimento, due inviati di Pechino hanno malmenato il funzionario taiwanese, il quale aveva chiesto loro di allontanarsi perché privi di invito.

La Cina respinge la ricostruzione taiwanese. Zhao Lijian, portavoce del ministero cinese degli Esteri, ha dichiarato il 19 ottobre che il ricevimento organizzato da Taipei era una chiara violazione del “principio dell’unica Cina”. Per Pechino, l’Ufficio di Taiwan nelle Fiji è colpevole di avere esibito una “sedicente” bandiera nazionale, rappresentata anche su una torta, e di aver provocato agenti cinesi, che si erano recati nel luogo dei festeggiamenti per “adempiere ai propri doveri ufficiali”.

Pechino non riconosce status diplomatico al personale degli uffici taiwanesi di rappresentanza all’estero. Malgrado ciò, il governo dell’isola ha voluto precisare che le autorità di Fiji considerano il caso come un “incidente diplomatico”.

Per il gigante cinese, Taiwan è una provincia ribelle, e non ha mai escluso di riconquistarla con l’uso della forza. L’isola è di fatto indipendente dalla Cina dal 1949; all’epoca i nazionalisti di Chiang Kai-shek vi hanno trovato rifugio dopo aver perso la guerra civile sul continente contro i comunisti, facendola diventare l’erede della Repubblica di Cina fondata nel 1912.

Negli ultimi mesi è cresciuta la pressione di Pechino nei confronti di Tsai Ing-wen, presidente di Taiwan, accusata di portare avanti un’agenda indipendentista. Dallo scorso 16 settembre, aerei militari cinesi hanno violato la zona d’identificazione aerea di Taipei per 21 volte; tali incursioni si aggiungono a quelle compiute dalle forze navali dell’Esercito nazionale del popolo.

Secondo un report pubblicato il 18 ottobre dal South China Morning Post, Pechino sta rafforzando le sue basi missilistiche lungo le coste del Fujian e dello Zhejiang, in preparazione per una possibile invasione di Taiwan.

La popolazione dell’isola non sembra però prendere sul serio queste notizie: un sondaggio reso pubblico oggi dalla National Policy Foundation, legata al filo-cinese Kuomintang, principale partito d’opposizione a Taiwan, rivela che il 59,5% degli intervistati non crede che tra l’isola e Pechino scoppierà una guerra.

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