26/07/2017, 08.39
TIBET-CINA
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Genitori di un auto-immolato: Giovani tibetani, non fatevi del male, lottate con l’educazione e la cultura

Il 19enne Tenzin Choeying si è dato fuoco a Varanasi. E’ morto dopo una settimana per ustioni al 90%. Oggi vi è stata la cremazione a Dharamsala.

Dharamsala (AsiaNews/Agenzie) - I genitori di un 19enne tibetano che si è dato fuoco a Varanasi il 14 luglio scorso, supplicano i giovani tibetani a non ricorrere all’auto-immolazione, ma a lottare per la loro causa attraverso l’educazione e la non violenza.

Ngawang Khedup e Tashi Yangzom, il padre e la madre di Tenzin Choeying, hanno parlato ai media, ricevendo ieri il corpo del loro figlio morto di ustioni. Quest’oggi la salma di Tenzin viene cremata, dopo una preghiera a Lhagyal-Ri, a Dharamsala, capitale del governo tibetano in esilio e sede ufficiale del Dalai Lama.

Il padre del defunto ha detto: “Tibetani anziani o giovani, abbiamo tutti una responsabilità collettiva. Per le future generazioni io chiedo loro con insistenza di continuare a lottare per la causa tibetana con una piena educazione perché è un peccato perdere anche una sola vita tibetana”.

Tashi Yangzom, la madre, ha chiesto ai giovani di non attentare alla loro stessa vita, sottolineando l’importanza di preservare l’eredità della cultura e della lingua tibetane.

Il 19enne Tenzin Choeying, di Dhondenling (Kollegal), si è auto-immolato lo scorso 14 luglio durante un incontro con altri giovani ad una conferenza tenuta da Sikyong Lobsang Sangay. È stato subito ricoverato all’ospedale di Varanasi, ma poi trasferito in aereo a New Delhi. Le sue condizioni da subito sono apparse molto critiche perché il corpo presentava ustioni al 90%. Il giovane è morto il 22 luglio scorso.

Ieri tutti i negozi tibetani di Dhondenling sono rimasti chiusi in segno di rispetto. Secondo il cugino, le ultime parole di Tenzin sono state “Bod, Bod (Tibet, Tibet)”.

Dall'inizio delle autoimmolazioni nel 2009, il Dalai Lama ha esortato i giovani che compiono questo gesto disperato a non farlo perché perdendo la vita, essi perdono l'occasione di contribuire in modo positivo alla rinascita del Tibet. Egli afferma che questi gesti disperati sono frutto del "genocidio culturale" a cui la Cina sottomette la popolazione tibetana. In tutti questi anni si contano più di 150 immolazioni.

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