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    » 07/11/2011, 00.00

    CINA - TIBET

    Dalai Lama: il “genocidio culturale” dei tibetani provoca le autoimmolazioni



    Dura accusa del Dalai Lama contro la Cina, quale causa dei disperati suicidi dei religiosi tibetani. Intanto in Cina 10mila tibetani sfidano la polizia e commemorano la religiosa bruciatasi la scorsa settimana.
    Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Le disperate condizioni del popolo tibetano per i rigidi controlli e il “genocidio culturale” attuati da Pechino sono la causa delle auto-immolazioni dei religiosi tibetani. Il Dalai Lama, leader spirituale dei buddisti tibetani, lancia oggi la dura accusa contro Pechino, in una conferenza stampa a Tokyo.

    Almeno 11 monaci e monache tibetani si sono dati fuoco nel 2011 nel Sichuan tibetano, quale rivolta estrema contro la repressione cinese, che è aumentata dopo le proteste del 2008 e che arriva al controllo militare dei principali monasteri, con continuo indottrinamento e arresto dei religiosi e loro deportazione per destinazioni “ignote”.

    “E’ in atto un genocidio culturale”, ha denunciato il Dalai Lama, facendo riferimento alle testimonianze uscite dal Tibet e di chi lo ha visitato. “Per questo ci sono questi tragici fatti, conseguenza di una situazione disperata”.

    La scorsa settimana si è data fuoco una monaca di 35 anni nella prefettura di Ganzi, in Sichuan. Il gruppo Students for Free Tibet ha riferito che ieri circa 10mila tibetani si sono riuniti presso il suo monastero Tawu Nyitso per commemorarla, sotto lo stretto controllo della polizia cinese pronta a intervenire.

    Le autorità cinesi accusano il Dalai Lama di essere un terrorista separatista e di fomentare i suicidi. Il leader spirituale, in esilio del 1959, ripete da anni di volere solo una maggior autonomia del Tibet per preservarne cultura e tradizioni.

    “Noi – ha ripetuto – condividiamo in pieno i principi della non-violenza”. Già più volte ha invitato i religiosi a evitare gesti estremi, ma ha aggiunto di non poter condannare chi si lascia prendere dallo sconforto. A ottobre ha guidato, in India, la preghiera di centinaia di monaci e fedeli per commemorare chi si è così immolato.
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