26 Novembre 2014 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter | Mobile




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 28/04/2011
ISRAELE – VATICANO
Giovanni Paolo II, acclamato “Rabbino capo”dagli ebrei di Israele
di David-Maria A. Jaeger
È stato il primo pontefice a dare una svolta ai rapporti tra Chiesa e Stato di Israele, instaurando un dialogo vero fra cattolici ed ebrei. Il suo ricordo ci invita, ci sfida ad andare oltre, progredire, costruire ed osare ancora, sempre di nuovo, sempre di più.

Gerusalemme (AsiaNews) - Papa Giovanni Paolo II, che il Pontefice regnante, Benedetto XVI ha felicemente deciso di annoverare tra i Beati, ha gettato le fondamenta, ha aperto la strada per una profonda trasformazione dei rapporti Chiesa-Stato in Israele, lasciando anche qui alla Chiesa una preziosa eredità da far fruttificare.

L’11 dicembre 1992, in un discorso programmatico (seppur all’epoca poco notato), ad un convegno di giuristi riuniti presso la Pontificio Università Lateranense, Giovanni Paolo II svelò la sua visione per una Chiesa, anche nel Medio Oriente, non più “protetta” ma libera e attiva, con membri che godono, non dello statuto di una “minoranza” tollerata, ma dei pieni diritti umani e civili, in base di eguaglianza con tutti i loro concittadini. In quel momento era già pronto per la firma il primo esempio di questo nuovo ordine, l’Accordo fondamentale con Israele, che sarà solennemente firmato, per mandato del Sovrano Pontefice, il 30 dello stesso mese (il 15 febbraio 2000 sarà firmato l’analogo Accordo di base con i palestinesi). Così si voleva dire il definitivo “addio” a tredici secoli di emarginazione della Chiesa e dei cristiani, nella regione. Come suggerito dalla denominazione stessa di “fondamentale”, l’Accordo non è in sé compiuto, e richiede una serie di accordi integrativi, perché la grande promessa che esso rappresenta diventi pienamente realtà. Giovanni Paolo II poté ancora dare il mandato per la firma di un secondo Accordo, nel 1997, che garantisce il pieno riconoscimento civile alla personalità giuridica degli enti ecclesiastici, e poi benedire l’avviamento, nel 1999, dei negoziati (tuttora in corso) per un Accordo a tutela dei beni della Chiesa, specie i Luoghi Santi, e del suo statuto fiscale. In programma sarebbero accordi sugli altri temi adombrati da quello fondamentale, notevolmente sulla residenza del clero e dei religiosi provenienti da tutte le parti della Cattolicità; sull’assistenza religiosa ai carcerati, ai militari e ai degenti nei nosocomi; sulla corretta presentazione nelle scuole, di Cristo, del cristianesimo e della Chiesa.

Ma i trattati giuridici devono essere vivificati da un dialogo vero, non solo con lo Stato, ma con la società, onde il significato dell’enorme impatto sul pubblico israeliano della testimonianza di Giovanni Paolo II nel corso del Pellegrinaggio dell’Anno 2000. Così profondamente colpiti erano gli ebrei israeliani dalla sua Persona e dalle sue parole che, seppur non più che freddamente corretti alla vigilia, al momento della partenza del Papa, una grande maggioranza disse ai sondaggisti di volerlo Rabbino Capo della Nazione!

Onde far perseverare nel tempo quel benefico influsso, radicarlo nella coscienza del popolo, renderlo duraturo, nel 2003 il Papa volle nominare il primo Vescovo per i cattolici di espressione ebraica in Israele. Tale Vescovo (ora morto – si sarebbe in attesa di successore) avrebbe reso l’incontro della Chiesa con gli israeliani di espressione ebraica “interno”, avrebbe permesso alla Chiesa di rapportarsi ai componenti della società israeliana di espressione ebraica, non più come “estranea”, ma “dall’interno” della loro cultura, della loro esperienza, e nella propria lingua, come del resto è normale in ogni popolo e nazione.

Troppo poche e povere sono queste parole per descrivere l’eredità lasciata da  Giovanni Paolo II alla Chiesa in Israele. Soprattutto il suo ricordo ci invita, ci sfida ad andare oltre, progredire, costruire ed osare ancora, sempre di nuovo, sempre di più. E per intercessione del Beato Giovanni Paolo II, tutto di Maria perché tutto di Cristo, possiamo sempre trovarci idealmente accanto alla Beata Vergine Maria di Nazaret mentre ascolta e crede all’assicurazione dell’angelo “Nulla è impossibile a Dio”.

 

 

Padre David-Maria A. Jaeger, religioso francescano della Custodia di Terra Santa, è cittadino israeliano di nazionalità ebraica; ora cinquantaseienne è il primo ebreo nato in Israele ad essere ordinato sacerdote cattolico (nel 1986).


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
26/04/2011 INDIA – VATICANO
Quando Giovanni Paolo II baciò Madre Teresa e i moribondi di Calcutta
di Nirmala Carvalho
19/10/2004 VATICANO - ISRAELE
Cristiani ed ebrei a tutela del carattere sacro di Gerusalemme
22/04/2011 ASIA
Pasqua, i segni di morte e l’invito di Giovanni Paolo II
di Bernardo Cervellera
29/04/2011 VIETNAM
Vietnam, il nostro amore per il papa polacco
di J.B. Vu
08/04/2011 INDIA
Una “Jesus Fest” di cinquemila giovani indiani per la beatificazione di Karol Wojtyla
di Nirmala Carvalho
Articoli del dossier
VATICANO
L’amore per gli altri, l’eredità di Giovanni Paolo II ai giovani
VATICANO – ASIA
Da Vietnam, Corea, Palestina e Israele per salutare il nuovo beato Giovanni Paolo II
THAILANDIA
Chiesa di Thailandia, vivo il ricordo di Papa Woytila
CAMBOGIA
Vicario Apostolico a Phnom Penh: papa Wojtyla, immagine dell’uomo libero
INDIA
Giovanni Paolo II amava l’India in maniera speciale
INDIA
L’India ha molto da imparare da Giovanni Paolo II
LIBANO
Giovanni Paolo II “salvatore” dell’unità del Libano
INDIA – VATICANO
Quando Giovanni Paolo II baciò Madre Teresa e i moribondi di Calcutta

In evidenza
IRAQ - ITALIA
Lettera dell'arcivescovo di Mosul: Grazie per gli aiuti, che sostengono le sofferenze dei rifugiati
di Amel NonaLe offerte di tutti i donatori della campagna "Adotta un cristiano di Mosul" sono usate per acquistare cibo, vestiti pesanti, coperte per i profughi e affittare case o roulotte per affrontare l'inverno e il freddo che sono giunti molto presto. Due donne hanno difeso la loro fede cristiana davanti ai miliziani islamisti che volevano convertirle, minacciandole di uccidere. Rifugiato fra i rifugiati, mons. Nona scopre un modo nuovo di essere pastore.
IRAQ - ITALIA
"Adotta un cristiano di Mosul": raccolti e inviati quasi 700mila euro. La campagna continua
di Bernardo CervelleraInviata la seconda tranche di aiuti, raccolti nel mese di settembre. In Medio oriente e in Iraq si gioca il destino dei rapporti fra oriente e occidente. L'appello di papa Francesco e del Sinodo. I governi tiepidi. Gli aiuti giunti da tutto il mondo: una nuova comunità internazionale che sconfigge la "globalizzazione dell'indifferenza".
IRAQ-VATICANO
"Adotta un cristiano di Mosul": il grazie del vescovo per i primi aiuti
di Amel NonaMons. Amel Nona, vescovo caldeo di Mosul, anch'egli rifugiato, ringrazia tutti i donatori della campagna lanciata da AsiaNews. La situazione è sempre più difficile per il numero enorme di profughi e per l'arrivo dell'inverno e della neve, che rendono impossibile alloggiare nelle tende o all'aperto. La crisi, un'occasione che rende attiva la fede dei cristiani.

Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate