29/03/2021, 14.09
MYANMAR
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Gli ‘assassinii di massa’ della giunta anche contro i gruppi etnici

di Francis Khoo Thwe

La condanna dell’operato dei militari da parte dell’esperto Onu Tom Andrews. Il 27 marzo vi sono stati 114 uccisi; ieri altri 13; uccisi bambini e giovani fino a 16 anni. Dal primo febbraio, il bilancio dei morti è di 459 vittime. In prigione 2559 persone. Scontri delle milizie Karen e Kachin contro l’esercito. Josep Borrell chiede ai generali di abbandonare “il sentiero senza senso” della violenza contro il proprio popolo.

Yangon (AsiaNews) – “Assassinii di massa”: così Tom Andrews, esperto speciale dell’Onu per il Myanmar ha definito tutte le uccisioni ad opera delle forze di sicurezza contro civili disarmati che dimostrano per la democrazia. Il 27 marzo, Giornata delle Forze armate, è stato il giorno più violento col maggior numero di vittime, 114, dall’inizio del colpo di Stato militare.

Andrews chiede a tutti i Paesi di isolare la giunta e di bloccare il loro accesso alle armi, proprio mentre l’esercito si coinvolge sempre più anche in scontri con gli armati dei gruppi etnici.

Secondo fonti locali di oggi, ieri sera vi è stata l’uccisione di un manifestante a Pathein e il ferimento di un bambino di un anno e mezzo a South Dagon. Nella giornata del 27 marzo, almeno 6 ragazzi, fra i 10 e i 16 anni sono stati uccisi. I dimostranti li definiscono “le stelle cadute”.

Ieri, a Bago, vicino a Yangon, le forze di sicurezza hanno sparato durante il funerale di un giovane studente di 20 anni, Thae Maung Maung, perché i presenti stavano cantando un inno per la democrazia. Non ci sono vittime.

Secondo l’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici (Aapp), in tutta la giornata di ieri vi sono stati altri 13 uccisi, portando il bilancio dei morti a 459.

L’Aapp, che tiene il conto quotidiano dei morti e degli arresti, ha anche stabilito che finora sono in prigione 2559 persone; 37 di loro sono state giudicate; altre 119 sono state incriminate.

Di fronte all’uccisione mirata di tanti giovani indifesi, vari gruppi di protesta stanno domandando il coinvolgimento degli armati dei gruppi etnici “per proteggere il popolo, i giovani, le donne, i bambini e gli anziani”. In Myanmar, molte etnie hanno una loro milizia che si è spesso scontrata con l’esercito che, in nome dell’unità del Paese, sequestra e sfrutta terreni e risorse delle etnie a vantaggio dei generali. Negli anni passati, alcune etnie hanno firmato la pace con il governo; altre invece resistono.

Nei giorni scorsi vi sono stati scontri fra le forze armate della giunta e alcuni degli armati dei gruppi etnici. Il 27 marzo tre civili sono stati uccisi in un raid aereo dei militari contro un villaggio controllato dall’esercito Karen (Karen National Union, Knu), vicino al confine con la Thailandia. Il raid era una rappresaglia per il fatto che il Knu aveva sbaragliato un avamposto militare, uccidendo 10 soldati.

Dopo il raid, almeno 3mila Karen sono fuggiti in Thailandia.

Ieri vi sono stati scontri anche fra l’esercito e le milizie Kachin del Kachin Independence Army (Kia), nella zona di Hpakant, famosa per le miniere di giada di cui i militari vogliono impadronirsi. Le forze Kachin hanno attaccato una guarnigione e in risposta l’esercito ha sferrato un attacco aereo. Ufficiali militari di diverse nazioni, fra cui l’Italia, hanno criticato l’esercito birmano, accusato di non seguire le regole internazionali nei conflitti bellici.

La giornata sanguinosa del 27 marzo è stata condannata da Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Unione Europea. Josep Borrell, capo della politica estera della Ue ha chiesto ai generali di abbandonare “il sentiero senza senso” della violenza contro il proprio popolo.

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