02/12/2013, 00.00
SIRIA
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Gregorio III Laham: "La missione dei cristiani in Siria è la riconciliazione fra i musulmani"

di Simone Cantarini
Il patriarca di Antiochia racconta il ruolo della Chiesa in Siria alla luce dell'Esortazione apostolica del Papa "Evangelii Gaudium". Grazie alla sofferenza della guerra i cristiani hanno riscoperto la loro fede e il loro ruolo: testimoniare ai musulmani in lotta fra loro un modo diverso di vivere. Presentati al Vaticano i documenti per la beatificazione dei tre giovani martiri di Maaloula.

Roma (AsiaNews) - "La missione dei cristiani siriani è annunciare e testimoniare un nuovo modo di vivere a tutti i loro fratelli sunniti, sciiti e drusi. Questo è il compito che Dio ci ha affidato. Questa speranza di riconciliazione dà senso alla nostra presenza nella Siria devastata dalla guerra". È quanto afferma ad AsiaNews mons. Gregorio III Laham, patriarca cattolico di Antiochia, di tutto l'Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei Melchiti, in merito all'Esortazione apostolica "Evangelii Gaudium" di papa Francesco. Lo scorso 30 novembre il prelato ha tenuto nella Basilica Santa Maria in Cosmedin (Roma) l'incontro dal titolo "La Siria oggi, la voce di un testimone oculare per smentire bugie e riferire fatti veramente accaduti".

Gregorio confessa che "se i cristiani tentano di mantenere la propria identità, ma senza essere aperti al mondo in cui vivono, si chiuderanno in un ghetto da cui possono nascere solo isolamento e sospetto. Con la loro presenza in Siria i cristiani testimoniano nella vita quotidiana il Vangelo, ed è questa la nostra 'missione' fra i musulmani".

Per il prelato "la Gioia del Vangelo" è far comprendere ai seguaci dell'islam la centralità di Dio nella loro vita e spingerli verso la libertà di "coscienza e un nuovo modo di concepire l'uomo, non attraverso le parole, ma con l'unità, la testimonianza e attraverso la comunione nella sofferenza". Un esempio sono i tre giovani martiri di Malooula Mikhael Taalab, Antoun Taalab e Sarkis el Zakhm, uccisi in odio alla fede, per i quali il Patriarca ha chiesto al Vaticano di aprire la causa di beatificazione.

Gregorio III sottolinea che la "posizione chiara e libera della Chiesa cattolica in Siria" è apprezzata soprattutto dai musulmani, anche fra molti estremisti. Come esempio del ruolo dei cristiani nella regione martoriata da oltre due anni di guerra, il patriarca racconta la storia di un generale cristiano, scampato alla morte proprio grazie alla posizione non violenta e favorevole alla riconciliazione del papa e di tutti i rappresentanti della Chiesa nel Paese. "L'ufficiale - spiega il prelato - aveva danneggiato la sua auto durante una ricognizione. Purtroppo il suo meccanico di fiducia, un musulmano sunnita, risiedeva in una regione molto pericolosa con una forte presenza dei ribelli anti-regime. Il militare decide comunque di portare l'automobile a riparare. Entrato nell'officina, indossando abiti civili, è accolto dal meccanico, che per l'occasione invita il suo vicino di casa, un islamico radicale vicino al movimento salafita. Giunto nel garage l'estremista domanda: 'Chi è questa persona?' il musulmano sunnita risponde dichiarando la vera identità dell'uomo, suscitando l'ira del fanatico, che chiede all'amico di denunciarlo ai ribelli. Tuttavia, il meccanico puntualizza: 'egli però è un cristiano'. L'islamista resta colpito e confessa: 'Ho sentito molte dichiarazioni dei cristiani in favore della pace, quindi non farò nulla".

Nella conferenza del 30 novembre scorso, Gregorio III ha presentato le cifre del conflitto, invitando l'occidente all'unità, perché "con un a sola voce, sarà più facile fare pressioni ai Paesi del Golfo che continuano ad armare i ribelli islamici". "Una soluzione diplomatica del conflitto siriano - ha aggiunto - potrà divenire la chiave per risolvere la crisi del Medio Oriente. Solo con la pace e la stabilità i musulmani moderati potranno arginare i movimenti estremisti, che sfruttano l'instabilità per imporre la loro visione".

In Siria vi sono 9 milioni di sfollati che vivono nella miseria. Oltre 1,2 milioni di siriani sono fuggiti in Libano, fra cui circa 42mila cristiani. Essi fanno parte degli oltre 450 mila fra cattolici e ortodossi che hanno perso tutto e sono emigrati all'estero. La comunità con più vittime è però quella musulmana, i cui numeri sono impossibili da calcolare. I cristiani (meno del 10% della popolazione)  contano però oltre 1200 morti, fra soldati, civili, suore e sacerdoti. Le bombe hanno distrutto o  danneggiato almeno 60 chiese, mentre circa 40 parrocchie sono ormai senza alcun fedele. A Daraya città natale di Gregorio III i cristiani non esistono più. Tutte le famiglie sono fuggite. Ma per il patriarca la Chiesa siriana non deve aver paura dei numeri: "Un piccolo gregge ha un compito per tutta la cristianità. Questo è la nostra speranza, nonostante questa tragedia. Tutti soffrono. Noi cristiani non dobbiamo avere paura del luogo in cui Dio ci ha inviato".   

 

 

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