18/04/2020, 08.00
VIETNAM
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Hanoi sta vincendo la lotta al coronavirus

Solo 268 contagiati e nessun decesso. Il segreto dei vietnamiti sta nella rapidità d’intervento. In modo simile a Pechino, il regime comunista si è affidato al suo vasto sistema di sorveglianza. L’economia del Paese è tra le poche che cresceranno nel 2020. La spinta dalle multinazionali che abbandonano la Cina.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Il Vietnam sta vincendo la guerra al Covid-19. I numeri parlano di 268 casi di contagio e di nessun decesso. Secondo gli esperti, il suo segreto sta nella rapidità di intervento. Il primo febbraio Hanoi ha sospeso i voli da e per la Cina, e chiuso le scuole e le università. Poi ha imposto la quarantena nella provincia di Vinh Phuc, dove risiedono molti migranti che lavoravano a Wuhan (Hubei), epicentro della pandemia. Inoltre, chi arriva nel Paese da un’area a rischio è messo in quarantena per due settimane.

A differenza di Corea del Sud e Taiwan, due altri esempi vincenti di lotta al coronavirus, il Vietnam non è nelle condizioni di effettuare test diagnostici di massa. Il suo sistema sanitario non è di primo livello. Deutsche Welle riporta che a Ho Chi Minh City (l’ex Saigon), una metropoli di 8 milioni di abitanti, ci sono solo 900 posti di terapia intensiva.

Il suo modello si avvicina più a quello draconiano della Cina, con il Partito comunista che controlla tutto il processo decisionale e attua le misure prese in modo militare. Il regime si è affidato al suo vasto sistema di sorveglianza per contenere la pandemia, comminando pene severe ai trasgressori. Come per il vicino cinese, anche le cifre fornite dai vietnamiti vanno prese con cautela.

Il Vietnam è uno dei Paesi più dinamici al mondo. Secondo il Forum economico mondiale, 45 milioni di vietnamiti sono usciti dalla povertà tra il 2002 e il 2018. Il Pil pro-capite nel Paese è di 2500 dollari; l’aspettativa di vita è cresciuta dai 71 anni del 1990 ai 76 del 2015, mentre ci sono otto dottori per ogni 10mila abitanti.

La pandemia ha colpito duramente il settore turistico; tuttavia il Paese sembra poter assorbire meglio di tanti altri gli effetti recessivi della crisi. Il Fondo monetario internazionale stima che il Pil vietnamita crescerà del 2,7% quest’anno, rimbalzando al 7% nel 2021. È un brusco calo rispetto alla crescita del 2019 (poco più del 7%), ma è il miglior risultato tra i Paesi dell’area. Filippine e Indonesia dovrebbero crescere rispettivamente dello 0,6 e dello 0,5%; Malaysia e Thailandia sono date in recessione.

Molto del futuro successo del Vietnam dipenderà dalla “grande fuga” dalla Cina. Anche grazie agli incentivi dei propri governi, alcune compagnie statunitensi, giapponesi, sudcoreane ed europee stanno trasferendo la produzione dal territorio cinese ad altri Paesi che offrono forza lavoro a buon mercato.

Tra questi, il Vietnam appare il più pronto a ospitare le imprese che abbandonano la Cina. China Briefing nota che tale processo è già cominciato 15 anni fa. Si è poi consolidato con lo scoppio della guerra commerciale tra Pechino e Washington. Samsung ha spostato parte delle proprie operazioni in Vietnam; Google e Nintendo hanno iniziato a fare lo stesso, come tante altre grandi multinazionali.

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