23/02/2005, 00.00
VIETNAM

Hanoi: conferenza internazionale sull'influenza aviaria

Per l'Oms "il mondo è vicino ad una pandemia mortale". Esperti ed allevatori criticano le decisioni di Hanoi sugli allevamenti di  pollame.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Si è aperta oggi ad Hanoi la conferenza internazionale promossa dalle Nazioni Unite per cercare di arginare la crisi dell'influenza aviaria, che solo in Vietnam ha causato 13 morti nel corso dello scorso inverno.

Il dott. Shigeru Omi, alto funzionario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), con delega per il Pacifico, ha detto in apertura che " il mondo si sta avvicinando ad una pandemia mortale". Il rappresentante ha quindi spronato i governi dei paesi coinvolti a "coordinare meglio i loro sforzi intorno al mondo per combattere il virus".

Nei paesi colpiti dall'epidemia vi sono stati 55 casi di contagio animale-uomo. Se il virus aumenta il tasso di contagio uomo-uomo, l'impatto sul pianeta a livello di morti e contagiati sarà enorme, più devastante della Sars. Hans Troedsson, rappresentante Oms in Vietnam, ha dichiarato che l'H5N1, il nome scientifico del virus, ha un tasso di mortalità del 70%, un tasso che supera quello del virus Ebola.

Secondo gli esperti, al momento la crisi è circoscritta in Vietnam, Thailandia, Cambogia e Indonesia, ma non esiste vaccino in grado di arginare l'impatto della malattia. Secondo il dott. Klaus Stohr, del programma Oms per l'influenza globale, il rischio è dato dal fatto che il virus si trasmette per via aerobica. Per Stohr "questa infezione potrebbe attraversare l'intero pianeta in 6-8 mesi". E' proprio per questo che, sempre secondo gli esperti, il mondo non deve restare a guardare, ma deve intervenire mettendo a disposizione risorse mediche per studiare le cause e cercare  possibili vaccini per l'H5N1 entro pochi mesi.

La conferenza ha analizzato inoltre le misure preventive adottate dai paesi colpiti. Per Samuel Jutzi, direttore dell'Organizzazione per la produzione e la salute degli animali delle Nazioni  Unite, non è del tutto corretta la decisione del governo vietnamita di abbattere il pollame e chiudere i piccoli allevamenti. Jutzi crede infatti che "le grandi aziende hanno effettivamente la tecnica e le conoscenze per utilizzare una sorveglianza più stretta sull'allevamento  e ridurre il rischio di stock di produzione infettati dal virus, ma eliminare dalla produzione i piccoli allevatori è rischioso, socialmente ed economicamente. Queste persone rischiano di perdere il sostentamento e, a volte, la vita stessa".

Il governo di Hanoi ha suggerito ai piccoli allevatori di cambiare lavoro ed allevare bovini, oppure pescare per procurarsi da vivere. Ma l'allevamento bovino richiede capitali più elevati, ed è difficile ottenere prestiti bancari.

Per Tran Hung Long, un allevatore della parte ovest di Ho Chi Min City, la decisione del governo è disastrosa. Ha detto: "Mi sento come se fossi in prigione. Ho allevato polli per 50 anni ed ora, all'improvviso, devo abbandonare tutto. Certo, devo obbedire alla politica del governo, ma spero solo che il Vietnam non tratti tutti gli allevatori come ha trattato me". Suo figlio aggiunge: "Certo, la salute pubblica è molto importante. Io credo però che la ragione principale di questa decisione derivi dalla paura delle autorità, che temono la fine del turismo in Vietnam".
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