14/09/2020, 12.02
HONG KONG-CINA
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Hong Kong, famiglie dei 12 attivisti arrestati nel Guangdong: accuse di separatismo 'ridicole'

Per i familiari dei fermati, sostenuti da parlamentari e gruppi studenteschi pro-democrazia, le accuse di Pechino violano il principio della “presunzione di innocenza”. Detenuti in una prigione di Shenzhen, i 12 filo-democratici – tra cui un minorenne – non possono comunicare con l’esterno e incontrare i propri avvocati. Fronte democratico: Rischiano di diventare pedine di scambio nel conflitto tra Cina e Stati Uniti.

Hong Kong (AsiaNews) – Le accuse di “separatismo” lanciate ieri dal ministero cinese degli Esteri nei confronti dei 12 attivisti pro-democrazia di Hong Kong, arrestati lo scorso mese al largo del Guangdong, sono “ridicole”. È quanto dichiarato oggi in un’intervista radiofonica dal fratello di Tang Kai-yin, uno dei fermati. Per il familiare, sostenuto da 12 organizzazioni studentesche dell’ex colonia britannica, il commento delle autorità di Pechino va contro la “presunzione di innocenza”, principio cardine del sistema di “common law” vigente nella città.

Gli arrestati – 11 uomini e una donna – sono detenuti in un carcere di Shenzhen. La Guardia costiera cinese aveva annunciato il loro arresto il 28 agosto, sottolineando che al momento del fermo il gruppo si trovava su un motoscafo, diretto con ogni probabilità a Taiwan per chiedere rifugio.

Tra i fermati vi è anche Andy Li, l’attivista pro-democrazia arrestato il 10 agosto insieme al magnate dell’editoria Jimmy Lai in base alla nuova legge sulla sicurezza voluta dal regime cinese. Gli altri avrebbero partecipato alle manifestazioni anti-governative scoppiate più di una anno fa a Hong Kong: alcuni di essi sono sotto processo per eventuali reati commessi durante le proteste.

Il 12 settembre, in una conferenza stampa, i familiari hanno chiesto alle autorità di Hong Kong di riportare a casa i 12 attivisti; parlamentari democratici hanno esortato le autorità cittadine a intervenire per assicurare ai giovani arrestati i loro diritti legali. Ieri sera, l’esecutivo di Carrie Lam ha affermato però che non interferirà con l’azione giudiziaria cinese.

Le famiglie dei fermati hanno dichiarato di non avere notizie dei loro congiunti, tra cui vi è anche un minorenne di 16 anni. In violazione delle stesse leggi della madrepatria, esse denunciano, Pechino impedisce agli avvocati da loro nominati di incontrare gli assistiti: alcuni legali hanno subito anche pressioni perché rinuncino al caso. Tre arrestati hanno problemi di salute, e i familiari non riescono a comunicare con i funzionari cinesi per far arrivare le medicine necessarie. “Soffre di asma e non so nulla delle sue condizioni. Potrebbe essere anche morto”, ha dichiarato la madre di Tang Kai-yin.

Secondo Chu Hoi-dick, un parlamentare filo-democratico, i 12 attivisti rischiano di diventare pedine di scambio nello scontro in corso tra Pechino e Washington. Egli fa notare che l’accusa di separatismo è arrivata in risposta a una dichiarazione del dipartimento di Stato Usa, secondo cui l’arresto segnala il “deterioramento delle condizioni per il rispetto dei diritti umani a Hong Kong”.

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