13/10/2010, 00.00
CINA
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Il Nobel a Liu Xiaobo e la repressione contro gli altri dissidenti

Il governo teme che, spinti dal prestigioso riconoscimento, gli attivisti cinesi per i diritti umani possano organizzare manifestazioni o nuove proteste. Per questo ha scatenato la polizia, che ha compiuto un’ondata di arresti e piantona praticamente tutte le abitazioni “sensibili”. Nel frattempo Liu Xia, moglie dell’autore di Charta ’08, denuncia: “I domiciliari contro di me sono illegali”.

Pechino (AsiaNews) – L’assegnazione del premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo, docente universitario e autore del manifesto democratico Carta 08, ha scatenato un’ondata di repressione contro gli attivisti per i diritti umani in Cina. Secondo il Chinese Human Rights Defender, la polizia tiene al momento sotto controllo o in detenzione temporanea almeno una decina di persone: il governo teme manifestazioni a sostegno di Liu e della moglie Liu Xia, al momento trattenuta illegalmente agli arresti domiciliari.

Gli agenti di pubblica sicurezza stanno piantonando la casa di Liu: negli ultimi giorni, è aumentato in modo considerevole il numero di poliziotti attorno all’edificio. La polizia segue anche il noto costituzionalista Zhang Zuhua, che viene accompagnato in ogni spostamento. Il 12 ottobre, l’attivista di Pechino Fan Yafen è stato bloccato in casa dalle guardie: doveva rilasciare un’intervista. Al momento, oltre 20 agenti lo stanno controllando.

L’11 ottobre è stato rinchiuso in casa anche l’avvocato Pu Zhiqiang, che difende gli attivisti per i diritti umani. Zhou Tuo, democratico, è uno dei “quattro gentiluomini di Tiananmen”: dal 9 ottobre è ai domiciliari e di lui non si sa più nulla. Ma la repressione ha superato i confini di Pechino: l’11 ottobre a Deyang, nella provincia del Sichuan, l’attivista Li Yu è stato fermato e interrogato. La sua colpa è quella di aver mandato un sms a degli amici per festeggiare il nuovo Nobel. La polizia gli ha intimato di “non organizzare nulla”.

Sempre nel Sichuan la polizia sta controllando le case di Li Guohong e Mu Jiayu, di Chongqing, sin dall’annuncio del premio. Il 12 ottobre, Chen Yunfei è stato riportato a casa dopo che aveva cercato di raggiungere altri dissidenti. Liao Shuangyuan e Wu Yuqin, membri del Forum per i diritti umani di Guizhou, sono spariti dall’8 ottobre: erano a Pechino per partecipare a una cena in onore di Liu Xiaobo, interrotta dalla polizia. Wang Sen, attivista democratico del Sichuan, è chiuso in casa.

Nel frattempo Liu Xia ha protestato contro gli “arresti domiciliari illegali” che le hanno imposto le autorità cinesi in un messaggio postato su Twitter. “Protesto con forza contro il governo che di fatto mi ha messo illegalmente gli arresti domiciliari”. Qualche ora fa Liu Xia ha affermato, sempre su Twitter, che le autorità cinesi le hanno impedito di incontrare una delegazione diplomatica norvegese venuta a verificare le sue condizioni di detenzione nella sua abitazione di Pechino. Stati Uniti e Unione Europea hanno chiesto a Pechino di concedere alla donna il diritto di muoversi liberamente.

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