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  • » 05/10/2011, 00.00

    CINA

    Il Partito comunista cinese celebra a metà la rivoluzione del 1911

    Wang Zhicheng

    Vi sono mostre, film, musei, convegni, ma è proibito parlare di democrazia. Sun Yat-sen voleva la separazione dei poteri esecutivo, giudiziario e legislativo, mentre il Pcc li tiene uniti per garantire la sua dittatura. Per Taiwan Sun è “padre della nazione”; per la Cina egli è solo un “pioniere” della rivoluzione.
    Pechino (AsiaNews) – Il 10 ottobre di 100 anni fa è iniziata la rivoluzione che ha portato alla caduta dell’impero Qing (e a duemila anni di dinastie imperiali), facendo nascere la Repubblica di Cina. La data è importante per la Cina e per Taiwan perché entrambi i governi rivendicano la successione al movimento rivoluzionario che ha fatto sorgere il primo Stato democratico in Asia.

    Sia in Cina che nell’isola sono programmate manifestazioni e incontri per sottolineare l’avvenimento. Ma in Cina le celebrazioni sono molto caute e soggette alla censura perché il primo presidente della Repubblica e fautore della rivoluzione, il dott. Sun Yat-sen, era uno strenuo difensore della democrazia e della separazione dei poteri esecutivo, giudiziario e legislativo. Entrambe le cose sono ostacolate dal Partito comunista cinese, sebbene esso proclami Sun il “pioniere della rivoluzione”.

    Seminari, pubblicazioni di libri, celebrazioni, film, mostre hanno avuto via libera, ma diversi incontri e discussioni sulla democrazia sono stati cancellati all’ultimo momento per intervento delle autorità senza dare alcuna spiegazione.

    Un esempio: Yuan Weishi, un accademico e storico all’università Sun Yat-sen di Guangzhou, avrebbe dovuto tenere un discorso a un gruppo di avvocati a Pechino lo scorso 17 settembre, ma i responsabili dell’Associazione avvocati e l’università di Scienze politiche e legge gli hanno cancellato il raduno.

    In occasione della festa del 1° ottobre, fondazione della Repubblica popolare cinese, il governo di Pechino ha esposto il ritratto di Sun Yat-sen affianco a quello di Mao sulla piazza Tiananmen; si è aperto un museo a Wuhan (Hubei, dove è partita la rivoluzione); la tomba di Sun a Nanjing è stata meta di pellegrinaggi (50mila visitatori secondo Xinhua).

    Ma voci malevoli fanno notare che queste celebrazioni di Sun Yat-sen e della rivoluzione del 1911 (Xinhai) sono tutte sottotono: anzitutto per evitare il paragone con Taiwan, dove Sun è definito “padre della nazione” ed è ancora l’ispiratore della politica dell’isola con i suoi Tre principi, nazionalismo, democrazia, benessere per il popolo; e in secondo luogo per non oscurare i 90 anni della fondazione del Partito comunista, celebrati lo scorso luglio.

    Ma proprio il Partito comunista e la sua dittatura sono in questione. Lei Yi, professore e accademico delle scienze sociali, afferma che molte delle prospettive lanciate dalla rivoluzione del 1911 – in particolare la democrazia e lo stato di diritto – devono ancora realizzarsi nella Cina popolare.

    Alexander Pann Han-tang, presidente della Asia Pacific Federation of Industry and Commerce di Taiwan, fa notare che Hu Jintao e la leadership della Cina rivendicano sempre di essere I continuatori dell’opera di Sun Yat-sen, soprattutto nel dotare il Paese di infrastrutture (ferrovie, porti, autostrade,…), un sogno che Sun ha descritto già nel 1921. “Dei tre principi – egli dice – la Cina ha fatto un lungo percorso con due di essi – nazionalismo e benessere del popolo – ma ha ancora molta strada da fare con il terzo, la democrazia”.
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