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» 17/07/2012
HONG KONG - CINA
Il card. Zen e i cattolici di Hong Kong pregano per mons. Daqin e le sofferenze della Chiesa in Cina
di Eugenia Zhang
Prima della messa nella chiesa di St. Margaret, un gruppo di 200 persone ha recitato il rosario davanti all'ufficio di rappresentanza della Cina chiedendo la liberazione di vescovi e preti imprigionati. Il card. Zen accusa il governo di immischiarsi nelle attività religiose in modo ingiustificato. Critiche a personalità ecclesiastiche che preferiscono benefici e premi, rimanendo "schiavi".

Hong Kong (AsiaNews) - Più di 800 cattolici hanno riempito la chiesa di St Margaret (Happy Valley) ieri sera per domandare la liberazione di mons. Taddeo Ma Daqin, l'eroico vescovo ausiliare di Shanghai, di fatto agli arresti domiciliari, dopo la sua decisione di abbandonare l'Associazione patriottica, resa pubblica il giorno della sua ordinazione episcopale, lo scorso 7 luglio.

La messa è stata presieduta dal card. Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, con la partecipazione del vicario generale mons. Dominic Chan e di molti sacerdoti.

Nella sua omelia, il cardinale ha accusato i rappresentanti del governo comunista e ateo di interferire nelle attività della Chiesa in modo ingiustificato.

Egli ha anche criticato alcune personalità della Chiesa in Cina di aver scelto per benefici e premi, diventando schiavi del male.

Il porporato ha guidato l'assemblea a pregare per una presta liberazione di mons. Ma Daqin e per la sua ripresa del ministero episcopale. L'assemblea ha pregato anche per la libertà di altri vescovi e sacerdoti imprigionati.

Prima della messa, circa 200 cattolici si sono radunati a pregare il rosario davanti al China Liaison Office, la di fatto ambasciata della Cina ad Hong Kong, chiedendo la liberazione per mons. Daqin e gli altri carcerati, fra i quali mons. Cosma Shi Enxiang di Yixian e p. Lu Genjun, vicario generale di Baoding.

La Commissione Giustizia e pace, fra gli organizzatori dell'evento, ha pregato anche per i due sacerdoti di Harbin che a tutt'oggi sono forzati a stare lontano dalle loro chiese perché si sono rifiutati di partecipare all'ordinazione episcopale illecita di Harbin.

I fedeli hanno pregato perché cresca la solidarietà e la comunione nella Chiesa, e perché il governo cinese rispetti la libertà religiosa in Cina, lasciando la Chiesa cattolica libera di operare per il bene del Paese.

Essi hanno anche pregato perché Il Vaticano e Pechino possano avere un dialogo genuino basato sull'apertura e la sincerità.

 

(Foto: John Chung)


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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