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» 19/09/2012
CINA
Il colosso cinese non ha i soldi per dare i banchi ai bambini delle scuole elementari
di Chen Weijun
Una storia apparsa sul Changjiang Times getta la luce sulla vera situazione della seconda economia al mondo per volume di affari: nonostante incassi ogni anno quasi 1300 miliardi di dollari, costringe i bambini a portarsi da casa banchi e sedie per avere un’istruzione.

Pechino (AsiaNews) - Nonostante il regime cinese abbia incassato 1.298 miliardi di dollari nel 2012 (secondo i dati del Fondo monetario internazionale) e sia la seconda economia al mondo per volume d'affari, non ha i soldi per garantire agli studenti elementari dell'Hubei un banco e una sedia per l'inizio dell'anno scolastico. Le fotografie di una bambina di 5 anni costretta a portarsi la scrivania da casa hanno fatto il giro del Paese e solo la generosità di alcuni privati ha permesso alla sua scuola di comprare le attrezzature necessarie.

La storia è apparsa sul Changjiang Times: le autorità locali, per l'inizio dell'anno scolastico, hanno imposto a circa 3mila bambini di "provvedere da soli" per sedersi. Dopo la pubblicazione dell'articolo, in cui un insegnante racconta di "essere abituato" alla mancanza di attrezzature, alcuni privati hanno sostenuto la spesa (pari a 20 euro per bambino) ma hanno chiesto al governo di reagire.

La risposta delle autorità centrali non si è fatta aspettare: le autorità del ministero dell'Educazione hanno chiesto a quelle di Macheng di "tirare fuori i soldi dalle proprie tasche" per risolvere il problema. Cosa che i funzionari comunisti hanno fatto, arrivando a comprare 100 sedie e 100 banchi per la scuola elementare.

Il sistema dell'istruzione in Cina è statale. Il ministero dell'Educazione è, sin dai tempi di Mao Zedong, responsabile dell'alfabetizzazione popolare che è obbligatoria (sulla carta) per 9 anni: i primi 3 anni, la scuola primaria, inizia a 6 anni e finisce a 9; i secondi 6 anni, secondari, dai 12 ai 18 anni. Tuttavia questo obbligo è molto disatteso nelle province rurali, dove i genitori preferiscono mandare i figli a lavorare nei campi o nelle città.

Secondo il sistema anagrafico cinese, inoltre, senza il certificato di residenza sia l'istruzione che la sanità non sono garantiti se la persona in oggetto si trova al di fuori della contea di nascita. Dato che circa 300 milioni di cinesi si spostano dal luogo dove sono nati per cercare fortuna altrove, sia loro che i loro figli perdono il diritto ad andare a scuola o a ricevere cure in ospedale.

Oggi, il governo stanzia per l'istruzione circa 100 miliardi l'anno. Per l'esercito Pechino dichiara una spesa annua pari a 106 miliardi l'anno, ma secondo fonti di intelligence americana questa cifra non si avvicina neanche a 1/5 dell'investimento reale. Per il settore energetico, il governo investe circa 200 miliardi l'anno.

Nel budget dell'educazione, soltanto il 15 % viene destinato alla scuola dell'obbligo. Divorata dalla necessità di mantenersi sempre più competitiva dal punto di vista economico, e dotata di numeri enormi dal punto di vista della popolazione, la Cina ha deciso nel 2003 di cambiare la destinazione d'uso dei fondi pubblici a favore dell'istruzione universitaria.

Al momento il Paese finanzia 1.552 istituzioni universitarie (fra college e università vere e proprie) dove lavorano 725mila professori e studiano 11 milioni di ragazzi. L'ingresso nelle 100 migliori università nazionali è regolato però da stretti test di ammissione, e solo chi ha goduto di ottima istruzione primaria o secondaria riesce a entrarvi. Ecco perché, dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, Pechino ha permesso l'apertura delle prime scuole private.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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