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» 20/10/2004
Cina - Vaticano
Il governo promette più libertà alle religioni
Fonti ecclesiali ad AsiaNews: "Solo un'operazione di cosmesi. La libertà religiosa è un diritto innato, non una concessione del governo".

Hong Kong (AsiaNews) – Qualcosa si muove per dare più libertà alle religioni in Cina? In un seminario su "Religioni e legge", ieri, un rappresentante del governo ha detto che lo stato sta studiando le vie per togliere lo stretto controllo del governo sulle religioni, limitare le interferenze arbitrarie, dando più autonomia alle comunità. Fonti ecclesiali ad Hong Kong hanno però detto ad AsiaNews che i passi del governo in questo campo "non sono sostanziali, ma solo un'operazione di cosmesi, tesa a riparare la Cina dalle critiche internazionali verso la sua aspra politica religiosa".

Zhang Xunmou, direttore del settore legale dell'Ufficio affari religiosi, ha affermato che la gestione degli affari religiosi attraverso ordini amministrativi e regolamenti è ormai alla fine ed è giunto il tempo in cui anche i rappresentanti del governo devono ubbidire a delle regole che pongono limiti precisi al loro potere. Se essi abusano del loro autorità, potranno anche essere perseguiti. La nuova politica – ha detto Zhang – pone gli "amministratori" (il governo) e gli "amministrati" (le religioni), sullo stesso piano, ognuno con i suoi diritti e doveri. "Questo – ha concluso – è un salto molto significativo": limitare i poteri dello stato sulle religioni – ha spiegato Zhang – è un concetto rivoluzionario per la Cina.

Da sempre, nella Cina imperiale e nella Cina comunista, tutte le religioni sono sempre state sottomesse al potere politico. Sotto Mao Zedong, vennero stabilite 5 religioni ufficiali (taoismo, buddismo, islam,cattolica, protestante), mettendo fuorilegge tutti i gruppi religiosi popolari o che rifiutavano il controllo dello stato; le chiese, sospettate di essere in combutta con le potenze occidentali, furono obbligate ad affermare il loro "patriottismo" seguendo i principi politici delle Tre autonomie" (di giurisdizione, di economia, di missione). Secondo Zhang questi 3 criteri sono stati più una reazione contro il potere delle chiese straniere in Cina, che contro le Chiese in sé.

Zhang ha concluso dicendo che il governo sta pensando a una "legge comprensiva sulle religioni", ma non ha precisato alcuna scadenza per l'attuazione. Egli ha anche spiegato che è tempo che le religioni si sostengano da sé, senza aiuti economici dello stato. Nello stesso tempo, poiché molti gruppi religiosi sono sempre più affluenti, essi dovrebbero pagare le tasse per sostenere le entrate fiscali dei municipi.

Fonti di AsiaNews ad Hong Kong commentano: "Una legge comprensiva sulle religioni è un fatto positivo ma solo se il governo riconosce la libertà religiosa come un diritto innato della persona, non – come è ora -  una concessione dello stato. Per salvaguardare questo diritto il governo dovrebbe sbarazzarsi delle Associazioni patriottiche che sono un elemento politico nel corpo delle religioni. Oppure dovrebbero mettere le Associazioni patriottiche sotto l'autorità dei vescovi e dei leader religiosi, non – come è ora – al si sopra di essi".

Vari esperti sottolineano che lo stato è sempre più in difficoltà nel rapporto con le diverse religioni. Il paese assiste a una rinascita religiosa mai vista: le cifre ufficiali dicono che vi sono 100 milioni di credenti, ma nel numero non sono calcolati i gruppi che seguono religioni popolari e gruppi sotterranei o non riconosciuti dal governo. Secondo AsiaNews, una stima complessiva porta il numero di fedeli religiosi ad almeno 500 milioni.

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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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