18/08/2020, 11.24
THAILANDIA
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Il governo thai ascolti i giovani studenti che protestano: sono la voce del popolo

di Anand Prasert

La maggioranza dei thailandesi teme che le dimostrazioni siano soffocate con la violenza. Non ci sono due Thailandie a confronto: anziani e giovani hanno gli stessi desideri di libertà. Un piccolo gruppo di potere tiene in ostaggio il Paese. È arrivato il momento di trasformare la nazione su basi sempre più democratiche. La speranza nel dialogo tra autorità e dimostranti.

Bangkok (AsiaNews) – Il 16 agosto, migliaia di dimostranti, soprattutto giovani studenti, hanno inscenato nella capitale una nuova protesta contro le autorità. Alcuni di loro sono stati arrestati dalla polizia. Nell’ultimo periodo, anche per gli effetti della pandemia di coronavirus, è cresciuta la pressione pubblica nei confronti del primo ministro Prayuth Chan-ocha, l’ex comandante in capo dell’esercito, salito al potere sei anni fa con un golpe militare. Prayuth guida dallo scorso anno un governo civile, ma i suoi critici considerano truccate le elezioni che hanno decretato la fine formale della giunta militare. I manifestanti chiedono le dimissioni del governo, la fine della dittatura, una riforma della Costituzione in senso democratico e di rivedere il ruolo della monarchia. Il re è una figura sacra nel Paese, e le offese nei suoi confronti sono punite con il carcere. AsiaNews ha raccolto una testimonianza sul campo.

 

La maggioranza della gente nel Paese non ha voce, non ha fiato, non ha forza, non ha voglia e non vede l’utilità delle recenti proteste del movimento studentesco contro il governo. E ha tanta paura che i suoi giovani siano ancora una volta trucidati come è accaduto troppe volte in passato.

 

Il cuore della maggioranza dei thailandesi è con i giovani studenti. Essi sono la voce, il fiato, la forza, la speranza nascosta dei loro genitori e dei loro nonni. Quello che questi ragazzi hanno udito nel segreto delle mura di casa ora lo manifestano all’aperto.

 

Per qualche analista, ora ci sono due Thailandie che si fronteggiano: quella degli anziani e quella dei giovani. Ma io penso che ci sia una sola Thailandia, dove anziani e giovani hanno gli stessi desideri di libertà, condivisione del potere e giustizia.

 

Vi è però un piccolo gruppo che ha governato per anni, ed è molto ricco e potente, che non vuole ascoltare i giovani studenti, la voce della gente. Un tassista mi diceva l’altro giorno che questi pochi potenti considerano il Paese una loro proprietà, non hanno alcun senso del bene del popolo e fanno solo i propri interessi per mantenere il potere.

 

Gli studenti chiedono lo scioglimento del governo, nuove elezioni democratiche, una riforma della Costituzione che dia potere al popolo e che tutte le istituzioni – inclusa la monarchia – siano controllate dall’autorità politica. Essi domandano inoltre che i dissidenti non siano più perseguitati o uccisi, come successo anche di recente. Ciò toglierebbe alla corona e ai militari che la sostengono il potere assoluto. Anche se sembra impossibile ottenere ora tale cambiamento, le persone di buon senso credono che sia giunto il momento di trasformare la Thailandia su basi sempre più democratiche.

 

Prego che Dio possa donare sapienza e discernimento alle autorità affinché ascoltino il popolo che parla attraverso i propri giovani, e possano avviare un dialogo non solo con i dimostranti, ma anche con i rappresentanti del popolo di cui questi giovani sono i figli amati.

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