15/10/2020, 10.50
FILIPPINE - CINA
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Il partito comunista filippino (fuorilegge) dichiara guerra alle aziende cinesi

I vertici del Cpp hanno dato mandato al braccio armato (Npa) di colpire compagnie e progetti legati a Pechino. Secondo le accuse, esse contribuiscono al saccheggio e alla distruzione delle risorse marine e naturali. Ma Duterte e il governo di Manila rilanciano l’alleanza con i cinesi, definita di “interesse” strategico per la nazione.

Manila (AsiaNews/Agenzie) - Il partito comunista filippino, dichiarato fuorilegge da Manila, ha dato mandato ieri al suo braccio armato di colpire compagnie e obiettivi cinesi coinvolti in progetti infrastrutturali. Nel mirino vi sono anche imprese statali legate al governo e al partito, che sono state inserite nella lista nera degli Stati Uniti perché artefici della “militarizzazione” impressa da Pechino nel mar Cinese meridionale. 

L’annuncio giunge a sei settimane di distanza dalla presa di posizione del governo di Manila - il nemico giurato della guerriglia comunista degli ultimi 50 anni - che ha ribadito di non voler seguire le indicazioni di Washington mantenendo, se non rafforzando, i legami con la Cina. Nel mirino vi sono aziende e compagnie impegnate nella ostruzione di isole artificiali e installazioni militari nelle acque contese del mar Cinese meridionale, al centro di una disputa annosa che coinvolge anche il Vietnam, la Malaysia, Taiwan e Brunei. 

Almeno una delle 24 aziende oggetto di sanzioni statunitensi è coinvolta in progetti infrastrutturali nelle Filippine. Nella nota diffusa ieri, il Partito comunista filippino (Cpp) non ha fatto un chiaro riferimento alle compagnie cinesi nel mirino, ma ha sottolineato che esse sono coinvolte nella costruzione di installazioni di Pechino e “nel saccheggio e nella distruzione delle risorse marine nel Mare filippino occidentale, in violazione della sovranità nazionale”. 

“Alcune di queste compagnie - prosegue la dichiarazione - sono coinvolte in progetti infrastrutturali di vasta portata, per la realizzazione di vie di accesso alle miniere e dighe che invadono sempre più nel profondo le terre ancestrali delle minoranze e le foreste di varie parti del Paese”. Questi progetti, aggiunge, “non causano solo lo sfollamento di migliaia di persone e agricoltori” dalle loro terre, ma “causano anche il caos nell’ecosistema naturali delle restanti foreste”.

Marco Valbuena, portavoce del braccio armato del partito comunista [Cpp’s New People’s Army, Npa], conferma che le compagnie cinesi e le guardie armate preposte alla loro sicurezza “sono obiettivi” da colpire. Il leader della guerriglia comunista filippina ha inoltre aggiunto che i vertici del movimento intendono “accendere i riflettori” della politica internazionale su quella che definiscono una “distruzione diffusa” perpetrata dalle compagnie cinesi all’ambiente e all’ecosistema nazionale.

Ai primi di settembre l’amministrazione del presidente filippino Rodrigo Duterte ha affermato con aria di sfida di non voler tagliare gli stretti legami con le compagnie cinesi, le quali hanno investito miliardi di dollari in mega-progetti. Al riguardo, il portavoce presidenziale Harry Roque ha ribadito che il governo intende continuare la collaborazione perché è “nell’interesse nazionale” completare iniziative di primo piano che possono contribuire allo sviluppo della nazione. 

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