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» 26/01/2006
India
India, attivista cristiano: "I nazionalisti indù offrono solo odio"
di Nirmala Carvalho

John Dayal, presidente dell'All India Catholic Union, parla di pregiudizio anti-cristiano radicato da tempo. "Continuano ad accusarci, ma non dicono quanti preti o suore sono stati riconosciuti colpevoli di aver effettuato conversioni forzate".



New Delhi (AsiaNews) – L'accusa di effettuare conversione forzate che i fondamentalisti indù lanciano contro la Chiesa cattolica indiana "è un enorme pregiudizio che dura da quasi 50 anni, dall'epoca della pubblicazione del rapporto della Commissione Neoygi".

John Dayal, presidente dell'All India Catholic Union, commenta così i dati sull'educazione presentati il 21 gennaio dalla Conferenza episcopale indiana in vista del prossimo incontro plenario, previsto a Bangalore dall'8 al 15 febbraio, con cui i presuli cercano di dimostrare l'infondatezza delle accuse.

In occasione della conferenza stampa del 21 gennaio, il Segretario esecutivo delle Comunicazioni sociali della Cbci, p. D'Souza, si era detto "convinto" che analizzare l'impegno della Chiesa in campo educativo "possa sfatare alcuni falsi miti che circolano nella maggioranza della popolazione. Secondo i dati forniti da p. D'Souza, la Chiesa indiana dirige 20 mila istituti scolastici, di cui il 66% si trova in zone rurali e il restante nelle città. Su oltre 6 milioni di alunni solo il 23% è cattolico e il 55% è rappresentato da ragazze, destinate altrimenti a non raggiungere nemmeno l'educazione elementare.

"E' interessante – commenta Dayal - notare che molti governi diversi fra loro hanno approvato delle leggi anti-conversione, continuando ad accusare di questo fenomeno la minoranza cristiana, ma nei decenni passati dall'approvazione della prima, nessuno di loro ha mai voluto dire quanti preti o suore sono stati riconosciuti colpevoli di aver effettuato conversioni forzate".

"Queste conversioni – spiega poi l'attivista per i diritti umani - non sono possibili in India: la polizia e le varie amministrazioni distrettuali, organi composti per la maggior parte da indù, sono presenti sul territorio in maniera capillare e tengono il loro sguardo fisso sulle Chiese. Molto spesso, tra l'altro, questo atteggiamento li porta a violare le garanzie costituzionali che difendono la libertà di fede".

"L'RSS ed il BJP (maggiori partiti politici nazionalisti indù) – attacca Dayal - non hanno nulla di positivo da offrire alla popolazione indiana: vivono in un mondo chiuso che non ha alcuna relazione con la democrazia e con le regole internazionali di condotta civica e dignità umana. L'arma più potente che hanno è l'odio, a cui sono state sacrificate migliaia di persone appartenenti alle minoranze".

"E' arrivato il momento – conclude - che la società chieda la fine di questa diatriba. Se il BJP vuole dichiararsi parte di una società civilizzata, il minimo che deve fare è concedere la libertà religiose alle minoranze indiane".


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