11/05/2015, 00.00
INDIA
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India, condannate 13 persone per la mutilazione di un professore cristiano

di Nirmala Carvalho
Nel 2010 TJ Joseph era stato accusato di blasfemia e un gruppo di musulmani gli aveva mozzato una mano. Un tribunale di Ernakulam ha dato otto anni di prigione a 10 imputati, due anni ad altri tre. Il procuratore aveva chiesto l’ergastolo. Ancora latitante il principale sospettato.

Mumbai (AsiaNews) – “Siamo soddisfatti del verdetto. Nessuno può ricorrere ad azioni barbariche e violente per una presunta offesa all’islam. Questo gesto crudele e raccapricciante è stato uno dei più depravati che abbia mai visto”. È quanto afferma ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), commentando una serie di condanne per l’aggressione a TJ Joseph, professore cristiano a cui un gruppo di sconosciuti mozzò la mano destra e parte del braccio nel 2010, per un’accusa di blasfemia.

L’8 maggio scorso un tribunale speciale di Ernakulam (Kerala) ha riconosciuto colpevoli dell’attacco 13 persone. Dieci imputati sono stati condannati a otto anni di prigione, gli altri tre a due anni di carcere. Oltre alla detenzione, i responsabili dovranno pagare alla vittima un risarcimento di 800mila rupie (11.200 euro).

Il caso era stato presentato dalla National Investigation Agency (Nia), la polizia federale dell’India. Il procuratore aveva accusato gli imputati di omicidio, cospirazione e sedizione, e chiesto l’ergastolo per tutti. La corte ha riconosciuto la colpevolezza, ma ha ridotto in maniera sensibile la pena. Per questa ragione, il procuratore si è detto “non soddisfatto” del verdetto e ha dichiarato che farà appello a un tribunale di livello più alto.

In passato la corte aveva assolto altri 18 imputati per “mancanza di prove”. Altri cinque indagati – tra cui il principale accusato – sono ancora latitanti.

Professore di letteratura malayalam al Newman College di Thodupuzha, TJ Joseph viene attaccato da attivisti del Popular Front of India nel luglio 2010, mentre sta tornando a casa dopo la messa insieme a sua madre e sua sorella. Gli aggressori gli dicono di doverlo punire per le “sfumature sacrileghe” di una domanda di un questionario che aveva sottoposto ai suoi alunni; poi gli tagliano la mano e parte del braccio destri.

Al momento dell’aggressione, il docente è libero su cauzione: nell’aprile 2010 era stato arrestato per via del questionario, che alcuni gruppi musulmani ritenevano offensivo per il profeta Maometto.

“Gli aggressori di TJ Joseph – afferma ad AsiaNews – il presidente del Gcic – hanno seguito il ‘modello talebano’ mozzandogli la mano: hanno voluto anche colpire la conoscenza e lo sviluppo, rappresentati dal suo lavoro come docente”.

 

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