18/02/2016, 09.19
INDIA
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India, migliaia di studenti contro Modi: A rischio la libertà di espressione

di Nirmala Carvalho

Il dibattito nel Paese è incentrato sulla vicenda di Kanhaiya Kumar, leader studentesco arrestato per “sedizione”. Avrebbe guidato una manifestazione con cori antinazionalisti. La polizia accusata di illegalità e di manipolare le prove e inerme di fronte alle violenze dei fanatici nazionalisti contro gli studenti. Leader sociale: “Finalmente c’è uno scontro in atto. Da una parte i fascisti di Modi, dall’altra la democrazia”.

New Delhi (AsiaNews) – Migliaia di studenti indiani sono attesi ad una marcia di protesta che si terrà nelle prossime ore nella capitale del Paese. Gli studenti da giorni manifestano in tutto il territorio contro l’arresto di Kanhaiya Kumar, leader dell’Unione studentesca della Jawaharlal Nehru University (Jnu), una delle più prestigiose università dell’India considerata il corrispettivo della Berkeley statunitense. L’arresto del giovane, accusato di “sedizione”, ha scatenato uno dei dibattiti più accesi degli ultimi tempi, che vede divisi da una parte coloro che sostengono il diritto alla libertà di espressione, e dall’altra i sostenitori delle politiche nazionaliste del premier Modi. Lenin Raghuvanshi, direttore del People's Vigilance Committee on Human Rights (Pvchr), commenta ad AsiaNews: “Da un lato, l’India vede un emergere dello Stato di polizia e un rafforzamento delle forze fasciste. Dall’altro il Paese è sull’orlo della vera democrazia”.

Da giorni il dibattito nel Paese è quasi esclusivamente incentrato sulle proteste degli studenti. Dalla prima manifestazione a Delhi, circa 40 università hanno aderito in tutto il Paese, con diversi professori scesi in piazza accanto ai loro alunni.

Tutti si oppongono alle accuse mosse contro Kumara, e ritengono che sia detenuto in modo illegale. Il giovane è stato fermato perché aveva organizzato una manifestazione contro l’uccisione di Mohammed Afzal Guru, impiccato nel 2013 per aver partecipato a un attacco al Parlamento indiano compiuto nel 2001 da separatisti del Kashmir, che lasciarono sul terreno 14 vittime. Guru ha sempre sostenuto la sua innocenza.

La vicenda dell’arresto di Kumar è apparsa da subito complicata perché il corteo degli studenti è stato accusato di aver intonato slogan “antinazionalisti”. Da più parti però si è sostenuto che i cori fossero organizzati da frange estremiste della polizia.

La stessa polizia in queste ore è sotto osservazione da parte della Corte suprema perché accusata di essere rimasta inerme di fronte alle violenze scatenate ieri da alcuni avvocati fanatici vestiti con le toghe contro Kumar e i suoi sostenitori, mentre veniva condotto di fronte alla Corte per la prima udienza. Non solo, nelle violenze è rimasto ferito anche un giornalista, evento che ha fatto parlare di “aggressione contro la libertà di stampa e di espressione”. Raghuvanshi dichiara: “La polizia di Delhi ha manipolato le indagini e il caso. Nonostante su tutti i media venissero proiettate di continuo le immagini degli studenti e dei giornalisti picchiati dalla polizia, le forze dell’ordine hanno aperto un’inchiesta contro ignoti. Questo è davvero una vergogna”.

Prakash Karat, leader del Partito comunista, ha chiesto che “il governo cancelli subito l’accusa di sedizione. La posta in gioco è l’anima democratica del nostro sistema dell’istruzione perché il governo è determinato a imporre i suoi valori ideologici e settari in tutti gli istituti educativi del Paese”.

Raghuvanshi conclude: “Le forze fasciste stanno affiorando in tutti i livelli della società. Sono sempre esistite, ma grazie a questo governo sono fuoriuscite dall’ibernazione. La buona notizia è che gli indù laici liberali stanno combattendo le forze fasciste”.

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