23/08/2016, 11.50
SRI LANKA
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Jaffna, l’esercito non riconsegna le terre a 9mila sfollati della guerra civile

di Melani Manel Perera

I profughi  vivono in 43 campi profughi, in condizioni precarie. I vertici militari giustificano la decisione per motivi di sicurezza nazionale. Gli sfollati denunciano che l’esercito costruisce templi buddisti sui loro terreni, mentre la maggior parte di essi è di religione indù e cattolica. I numeri  ufficiali del governo non coincidono con quelli degli attivisti.

Colombo (AsiaNews) – I vertici dell’esercito dello Sri Lanka hanno dichiarato che non ridaranno ai legittimi proprietari centinaia di acri di terreni requisiti durante la guerra civile. Dalla fine del conflitto nel 2009, circa 9mila sfollati interni (IDPs, Internally Displaced Persons) vivono ancora in 43 campi profughi  nella penisola di Jaffna, nel nord-ovest del Paese, e sono in attesa di una casa. Dopo l’annuncio, gli sfollati vivono nell’angoscia e temono per la propria esistenza messa a repentaglio prima dagli orrori del conflitto, e poi da una sopravvivenza difficile nei campi.

I tamil sono stati costretti  ad abbandonare le proprie terre a causa della guerra civile che ha insanguinato l’isola per quasi 30 anni. Lo scorso 18 agosto i militari hanno deciso che non riconsegneranno i terreni della penisola settentrionale per motivi di sicurezza nazionale. Soltanto coloro che saranno in grado di produrre atti di proprietà “accettabili” saranno trasferiti in territori alternativi.

Alcuni sfollati riferiscono ad AsiaNews: “Dove possiamo andare? Invece di creare nuovi insediamenti come promesso, il presidente Maithripala Sirisena non ha risolto i nostri problemi. Le autorità parlano di sicurezza nazionale, ma dov’è la nostra sicurezza?”.

Anthony Jesudasan, coordinatore del North South Peace Desk del National Fisheries Solidarity Movement (Nafso), afferma: “È davvero ingiusto requisire i terreni per creare delle basi militari. Il governo potrebbe costruire basi senza privare la popolazione delle terre”. L’attivista aggiunge che la “massima priorità è terminare il processo di insediamento [degli sfollati], come già promesso in precedenza”.

Alcuni profughi denunciano inoltre che i militari occupano le loro proprietà per costruire templi buddisti. “Ma la maggior parte di noi – affermano – è di religione indù e cattolica. Noi non veneriamo gli idoli buddisti, non vogliamo i templi”.

Commentando la dichiarazione dell’esercito, Anthony  Jesudasan nota che i numeri ufficiali non coincidono con quelli in possesso degli attivisti. Mentre il governo parla di 936 persone in attesa di un alloggio a Jaffna, il Nafso riporta la presenza di 9mila persone  nei campi profughi. “Il loro calcolo è sbagliato”, conclude il coordinatore del movimento.

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