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  • » 10/11/2009, 00.00

    INDIA

    Karnataka: indù si infiltrano tra i cristiani per accusarli di forzare alla conversione

    Nirmala Carvalho

    Il fenomeno denunciato dall’ex parlamentare H T Sangliana. È un espediente per creare “psicosi” tra i cristiani e “avvelenare” l’opinione pubblica. Oltre 70 denunce di conversioni forzate non hanno mai trovato riscontro. Il Global Council of Indian Christians denuncia discriminazioni anche nella distribuzione degli aiuti agli alluvionati.
    Bangalore (AsiaNews) - I fondamentalisti indù infiltrano loro membri nelle comunità cristiane per poi inscenare false accuse di conversioni forzate. Ad affermarlo è H T Sangliana, già parlamentare nel Lok Sabha e patron del Karnataka Missions Network.
     
    Il politico cristiano, eletto nel 2004 tra le file del Bharatiya Janata Party ed oggi militante dell’Indian National Congress, afferma che questo espediente è ormai diffuso e viene usato dalle frange più radicali degli indù per creare “psicosi” tra i cristiani e “avvelenare” l’opinione pubblica.
     
    Le accuse di conversioni forzate sono sempre più frequenti nel Karnataka. L’ultima, presentata da due studentesse ospiti del Bethel Boarding Hostel di Udyavara, si è risolta all’inizio di novembre con un nulla di fatto. Le ragazze affermavano di essere state costrette a leggere la Bibbia dalla rettrice dell’ostello e di aver visto i responsabili della struttura portare con regolarità una trentina di bambini nella chiesa di Ajjarkad con l’intento di convertirli. La polizia non ha trovato prove ed i 63 imputati nella vicenda sono stati sollevati da ogni accusa.
     
    Sangliana, che tra l’altro è un ex ufficiale dell’Indian Police Service,afferma che presso gli uffici della polizia sono depositate 74 denunce di conversione per le quali gli agenti non hanno trovato alcun riscontro.
     
    Al fenomeno delle false accuse di conversione si aggiungono le violenze e le discriminazioni verso i cristiani del Karanataka, che con 53 casi registrati dal 2008 ad oggi è lo Stato indiano più segnato da casi di estremismo indù, dopo l’Orissa.
     
    È del 9 novembre l’ennesimo atto di vandalismo contro la chiesa di Sant’Antonio a Kavalbyrasandra, il secondo in un mese. Ignoti hanno fatto irruzione nel luogo di preghiera dissacrando il tabernacolo e rubando offerte e oggetti liturgici in sacrestia (nella foto).
     
    Il mese scorso, sconosciuti hanno compiuto atti vandalici nella chiesa di Hebbagodi, nei sobborghi di Bangalore, danneggiando le statue di Gesù e Maria. Ma le violenze non si limitano ai luoghi di culto e colpiscono anche singole persone. La più recente, riportata dal Global Council of Indian Christians (Gcic), riguarda un giovane handicappato cristiano attaccato il 6 novembre scorso nel distretto di Shimoga,
     
    Il Gcic denuncia discriminazioni verso i cristiani anche nella distribuzione degli aiuti alle vittime delle alluvioni nel Karnataka. Sajan K George, presidente del Gcic, afferma che nei distretti di Raichur, Bellary, Bijapur e Gulbarga cristiani e dalit non sono stati nemmeno ammessi alla distribuzione dei viveri “necessari per la loro sopravvivenza”. E aggiunge: “Questo dimostra una completa deficienza di buon governo nello Stato del Karnatka”.
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