26/05/2011, 00.00
CINA – COREA DEL NORD
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Kim Jong-il lascia la Cina con l’ultima elemosina di Hu Jintao

di Joseph Yun Li-sun
Il “Caro Leader” riparte da Pechino dopo aver incontrato il presidente cinese per implorare una ripresa degli aiuti economici alla Corea del Nord. Fonti di AsiaNews spiegano: “Hu Jintao si è stancato dell’atteggiamento di Pyongyang: o liberalizza il mercato, sullo stile cinese, o affonda da sola”. Ecco perché Kim Jong-il si è fermato a Yangzhou, dove vive l’ex presidente Jiang Zemin”.
Pechino (AsiaNews) - Il treno blindato che ha trasportato il leader nordcoreano Kim Jong-il in Cina è ripartito oggi da Pechino, dove ieri e oggi si sono svolti diversi summit con i dirigenti cinesi, che il “Caro Leader” ha cercato di convincere di nuovo a sostenere il suo potere e quello del suo regime. La Cina, infatti, già da un anno ha iniziato a raffreddare i rapporti con Pyongyang, considerata “inaffidabile” e “troppo aggressiva” persino per le politiche di Pechino.

Né la Cina, né la Corea del Nord hanno apertamente confermato la visita di Kim, ma all’arrivo del treno, ieri, una ventina di automobili ha percorso il viale Chang’an, nel centro di Pechino, tra inusuali controlli di polizia. Si è trattato della terza visita di Kim Jong-il nella capitale cinese in un anno. L’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap sostiene che Kim è giunto a Pechino “sostanzialmente per un meeting col presidente cinese Hu Jintao”, che ha già ricevuto Kim nelle sue precedenti visite dello scorso anno.

Oltre ai dirigenti del ministero dell’Economia, infatti, Kim ha cercato convincere soprattutto il presidente e il primo ministro cinese: l’impoverita Corea del Nord cerca aiuti alimentari e una conferma alla leadership del suo figlio più giovane, Kim Jong-un, che dovrebbe prendere le redini della dinastia familiare comunista, al governo fin dalla fondazione del Paese.

Per Cai Jian, professore di studi coreani all’Università Fudan di Shanghai, Kim “vuole anche sostegno diplomatico. È improbabile, ma non escluso, che un leader nazionale come Hu Jintao voglia direttamente occuparsi di aiuto economico. Dunque penserei che stia cercando soprattutto sostegno diplomatico e politico. Per esempio, nella trattativa con la Corea del Sud e con gli Usa”.

Dopo che i legami con la Corea del Sud e la maggior parte del mondo si sono inaspriti, Pyongyang è stata costretta ad affidarsi sempre più a Pechino per il supporto economico e diplomatico. Nel 2010, gli scambi tra Cina e Nord Corea sono cresciuti arrivando a 3,5 miliardi di dollari, con un aumento del 29,6% dal 2009 (secondo dati doganali cinesi). Nel 2007 il valore degli scambi tra Cina e Corea del Sud era invece di 207,2 miliardi di dollari.

Ma la Cina sembra essersi stancata di finanziare ininterrottamente il regime. E, per evitare il collasso della Corea del Nord, ha sollecitato i leader di Pyongyang ad adottare riforme economiche “nello stile cinese”. Nel fine settimana, a Tokyo, il premier cinese Wen Jiabao ha detto al presidente sudcoreano Lee Myung-bak che Kim sarebbe andato in Cina per studiare “lo sviluppo economico cinese e la sua apertura di mercato”.

E in quest’ottica rientrerebbe anche la sosta del treno blindato a Yangzhou, dove vive l’ex presidente cinese Jiang Zemin. Questi vanta un ottimo rapporto personale con Kim Jong-il e ha guidato la Cina dopo le liberalizzazioni decise da Deng Xiaoping: il miglior maestro, dunque, per fornire a Pyongyang gli strumenti utili all’apertura di mercato.

In ogni caso, fonti di AsiaNews in Corea sostengono che questo viaggio rappresenti “un momento decisivo per i due Paesi. Hu Jintao sta facendo di tutto per accreditarsi come credibile leader mondiale, e ha moltissimi problemi con la questione dei diritti umani in Cina. Non ha certo bisogno di avere sulle spalle un regime canaglia, che la comunità internazionale continua a rinfacciargli. Quella di oggi è l’ultima elemosina di Hu Jintao al vecchio Kim”. 

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