28/03/2013, 00.00
MYANMAR
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L’esercito "ha sempre un ruolo centrale” in Myanmar

Lo ha detto il generale Min Aung Hlaing durante la parata militare di ieri nella capitale. Esso rimane una “forza politica e di pace” a garanzia della “stabilità interna”. Respinte le accuse di genocidio e crimini di guerra. All’evento ha partecipato per la prima volta anche la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - L'esercito birmano continuerà a svolgere un "ruolo centrale" nella vita del Paese, come "forza politica e di pace" a garanzia della "stabilità interna" in un momento di profonde tensioni etniche e confessionali. È quanto ha affermato il generale Min Aung Hlaing, comandante in capo del Tatmadaw, durante la parata militare che si è svolta ieri nella capitale Naypyidaw. All'evento ha partecipato anche - e per la prima volta - la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, che ha trascorso 15 degli ultimi 22 anni agli arresti domiciliari per volere della giunta militare al potere per quasi 50 anni in Myanmar.

Rivolto a più di 6.300 soldati schierati in parata, il gen. Min Aung Hlaing ha sottolineato che l'esercito deve "rafforzare le proprie capacità" operative e "l'alleanza sul piano regionale" per costruire una "nazione democratica e ben disciplinata". "Mentre il Paese si muove verso una moderna democrazia - ha aggiunto il comandante in capo delle Forze armate - i nostri militari ricoprono un ruolo di primo piano nella politica nazionale [... e] continueremo a marciare per rafforzare il cammino di democratizzazione voluto dal popolo".

Le celebrazioni per l'esercito, che ricorda la rivolta contro gli occupanti giapponesi nel 1945, sono da sempre uno spettacolo che la leadership usa per mostrare i muscoli al Paese e alla comunità internazionale. Essi hanno più volte respinto in passato l'accusa, avanzata da osservatori internazionali, di genocidio e crimini di guerra. Alla parata di ieri ha preso parte per la prima volta anche la Nobel per la pace, accompagnata da leader di partiti vicini alle minoranze etniche. Aung San Suu Kyi ha detto di continuare a nutrire "fiducia" nei militari, pur auspicando una collaborazione (anche) della leadership dell'esercito per una riforma costituzionale che le consenta una piena partecipazione alla vita politica del Paese.

La giunta militare birmana ha retto per decenni il potere - usando il pugno di ferro - in Myanmar, soffocando nel sangue ogni tentativo di opposizione, incarcerando attivisti, religiosi e democratici, fra cui la figlia dell'eroe nazionale per l'indipendenza della ex Birmania Aung San Suu Kyi. Nel 2011 si sono svolte le prime elezioni in due decenni, che hanno portato all'elezione del Parlamento e alla nomina a capo di Stato dell'ex capo militare Thein Sein, considerato "riformista" e promotore di alcune leggi volte a una maggiore democratizzazione della nazione. Tuttavia, per i critici sono solo cambiamenti "di facciata", ma gli equilibri non sono cambiati perché gli alti ufficiali dell'esercito - rappresentato all'Assemblea col 25% dei seggi - mantengono ancora oggi nelle proprie mani il destino del Myanmar e della popolazione birmana. Anche gli scontri etnici e confessionali di queste settimane, secondo alcuni, sarebbero solo un pretesto per legittimare l'intervento e la presenza militare.  

 

 

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