09/06/2009, 00.00
VIETNAM – MONGOLIA
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L’opera dei salesiani vietnamiti per lo sviluppo della Chiesa in Mongolia

di J.B. VU
Anni di dittatura comunista hanno negato la libertà religiosa nel Paese. Cattolici locali sottolineano che la comunità è “piccola” ma “essenziale nello sviluppo della nazione”, perché favorisce la “rinascita di un tessuto sociale”. All’opera di evangelizzazione si affiancano opere caritative e assistenziali per i bisognosi.
Ho Chi Minh City (AsiaNews) – Grazie all’opera dei missionari salesiani vietnamiti, la Chiesa cattolica in Mongolia ha ripreso il cammino di evangelizzazione interrotto durante la dittatura comunista filo-sovietica. Alle attività pastorali si aggiungono le opere caritative, assistenziali e di sviluppo, che hanno contribuito alla crescita del Paese e hanno fatto registrare centinaia di conversioni.
 
Nel 1991, alla caduta del regime comunista, in Mongolia non vi erano fedeli cattolici; l’anno successivo, con l’introduzione della nuova Costituzione che sancisce la libertà religiosa, diversi sacerdoti salesiani vietnamiti hanno dedicato la loro missione alla rinascita della Chiesa locale, ricostruendo luoghi di culto e aiutando la popolazione segnata da decenni di dittatura. I cattolici dicono che “sebbene la comunità locale sia ancora piccola”, l’opera della Chiesa è “essenziale nello sviluppo della nazione” perché “garantisce istruzione e promuove la partecipazione comunitaria ad attività sociali”, fondamentali per la “rinascita di un tessuto sociale”.
 
La missione dei salesiani vietnamiti ha permesso la costruzione di asili, istituti tecnici, mense, due aziende agricole e un centro di accoglienza che si prende cura di oltre 120 bambini affetti da disabilità. Gruppi sociali si dedicano inoltre all’assistenza dei bambini di strada della capitale, Ulaanbaatar, e aiutano le donne vittime di violenze domestiche.
 
L’opera della Chiesa non si traduce solo in attività sociali, ma riflette anche l’invito ad evangelizzare, più volte sottolineato da Giovanni Paolo II nel suo pontificato. Ed è stato proprio papa Wojtyla, nel 2003, a nominare il primo vescovo della Mongolia – padre Wenceslao Padilla – alla guida della Prefettura Apostolica locale. Nel 1991 non vi era alcun cattolico nel Paese; nel 2006 il numero ha superato quota 600, di cui 350 sono nativi. Grazie ai corsi vocazionali promossi dai salesiani, nel 2008 la Chiesa locale ha festeggiato il primo ingresso in seminario di un fedele locale (Enkh-Baatar).
 
Nel 1997 è stata ultimata la cattedrale dei SS Pietro e Paolo a Ulaanbaatar; nel 2004 è stata stampata la prima versione della Bibbia in lingua mongola, che comprende anche diverse preghiere della tradizione cattolica. Nel Paese vi sono circa 60 missionari di nazionalità diversa, che lavorano nelle quattro parrocchie fondate dal 1991 a oggi; l’ultima di queste è stata creata nel 2007 a Darhan, cittadina industriale nel nord della Mongolia.
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