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  • » 07/02/2018, 08.52

    SIRIA - ONU

    L’Onu lancia l’appello per una tregua umanitaria. Ma in Siria si continua a combattere



    Le Nazioni Unite chiedono una “cessazione immediata delle ostilità” per favorire “la distribuzione di aiuti umanitari, l’evacuazione dei feriti e dei malati”. E rilanciano le accuse contro l’esercito governativo per l’uso di armi chimiche. Damasco prosegue l’assedio dell’enclave ribelle alla periferia della capitale e nella provincia di Idlib. 

     

    Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Le Nazioni Unite lanciano un appello per una tregua umanitaria di un mese in Siria, nazione martoriata da una guerra sanguinosa giunta ormai al settimo anno e che ha causato 340mila morti e milioni di rifugiati. In un appello diffuso ieri i vertici Onu hanno chiesto una “cessazione immediata delle ostilità”, per permettere “la distribuzione di aiuti umanitari, l’evacuazione dei feriti e dei malati in uno stato critico, e di alleggerire le sofferenze” dei civili. 

    Tuttavia, a fronte della richiesta Onu di allentare la tensione e instaurare una tregua, l’esercito governativo fedele al presidente Bashar al-Assad ha intensificato in queste ore i bombardamenti verso un’enclave ribelle alla periferia orientale della capitale. Nei raid aerei promossi in questi giorni dall’aviazione su Goutha est sarebbero morte almeno 40 persone. 

    I caccia governativi hanno colpito anche nella provincia di Idlib, nel nord-ovest del Paese. 

    Morti e feriti si registrano anche a Damasco, in particolare nei quartieri cristiani della città vecchia. Fonti locali parlano di colpi di mortaio che hanno centrato il patriarcato siro ortodosso, nel quartiere di Bab Tuma, causando almeno due morti e tre feriti. 

    Le Nazioni Unite denunciano l’estrema difficoltà nel raggiungere le zone teatro del conflitto. In particolare, le aree sotto assedio delle forze governative non possono ricevere aiuti umanitari senza l’autorizzazione di Damasco. In una nota il coordinatore Onu per gli aiuti umanitari in Siria e altre personalità delle Nazioni Unite denunciano una situazione “estrema” in queste aree e invitano tutte le parti ad allentare la morsa del conflitto per favorire la distribuzione di aiuti. 

    Intanto gli esperti Onu hanno aperto un’inchiesta in merito a una nuova denuncia relativa all’uso di armi chimiche - il riferimento è all’uso di bombe al cloro - da parte dell’esercito regolare. Medici locali, attivisti vicini all’opposizione e governi occidentali puntano il dito contro Damasco, responsabile dell’utilizzo di agenti chimici tossici in almeno sei attacchi negli ultimi 30 giorni. 

    Accuse rispedite al mittente dalla leadership di Damasco, che liquida queste denunce definendole “bugie”. Immediata la risposta dei vertici della Commissione internazionale di inchiesta Onu sulla Siria, che riferiscono di una realtà “allarmante”. 

    Racconti drammatici giungono anche dalla provincia di Idlib, teatro di un’offensiva governativa contro le forze ribelli e jihadiste presenti nella zona. Il giornalista locale Akram Al-Ahmad parla di uno “scenario alla Grozny”, in cui i civili subiscono gravi sofferenze. Cronista di professione, in questi anni egli ha fondato il Syrian Press Center (Spc), centro di informazione che ha permesso di formare oltre 450 giornalisti siriani in questi sette anni di guerra. 

    In una intervista a Le Monde Akram Al-Ahmad afferma che parte del suo lavoro è “far conoscere il movimento civile e democratico” siriano, che è “del tutto assente” dalla cronache dei principali media internazionali. “Tutti pensano che a Idlib ci siano solo Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico (SI, ex Isis)] e Tahrir Al-Cham. In realtà vi è un importante movimento appartenente alla società civile, composto da centinaia di persone: consigli locali, organizzazioni non governative” che si oppongono ai gruppi jihadisti ed estremisti.

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