15/09/2020, 11.53
SRI LANKA-CINA
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La Belt and Road di Pechino cambierà il volto dell’Asia meridionale

di Melani Manel Perera

Per il prof. Sumanasiri Liyanage, la crescita della presenza cinese nella regione accrescerà la tensione con l’India. Delhi e Washington premono sulle piccole nazioni dell’area, incluso lo Sri Lanka, perché prendano le distanze dalla Cina. Dubbi sui benefici della Bri per gli strati più poveri della popolazione.

Colombo (AsiaNews) – La Belt and Road Initiative (Bri) cambierà il quadro geopolitico dell’Asia meridionale. È l’analisi di Sumanasiri Liyanage, ex docente di economia politica all’università di Peradeniya, ora analista ed editorialista e membro del South Asia Peace Institute. 

L’iniziativa, lanciata nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping per rafforzare il ruolo della Cina nel commercio mondiale, accrescerà la tensione nella macroregione, sostiene l’accademico: “La presenza di Pechino nell’Oceano indiano è letta dall’India come una strategia di accerchiamento nei suoi confronti. Per questo, Delhi – e gli Usa – stanno facendo pressioni sulle piccole nazioni dell’area perché prendano le distanze dai progetti cinesi”.

Lo Sri Lanka è considerato uno dei nodi fondamentali della “nuova Via delle seta” marittima. Dal 2013, la Cina ha investito nei trasporti e la logistica dell’isola circa 7,2 miliardi di euro. Il Paese è indicato da molti osservatori come una vittima della “trappola del debito” cinese. È la strategia con cui Pechino concederebbe prestiti a nazioni già in dissesto finanziario che, incapacitate poi a ripagare il debito contratto, sono costrette a cedere asset al gigante asiatico.

Nel caso dello Sri Lanka è il porto di Hambantota, la cui costruzione è stata finanziata in parte dalla Cina: in cambio dell’estinzione del debito, le autorità di Colombo lo hanno affittato a un’azienda di Stato cinese per 99 anni.

“La Bri – spiega Liyanage – è senza dubbio un tentativo di costruire un nuovo spazio sociale in Asia occidentale, centrale, meridionale e orientale, collegandole con Europa e Africa. L’afflusso massiccio di capitali aumenterà di sicuro la produzione, il commercio e il reddito nella regione dell’Oceano indiano, ma se ciò porterà benefici agli strati più poveri della popolazione è tutto da verificare. L'impatto dello sviluppo guidato dalle infrastrutture è infatti misto: durante la fase di costruzione la crescita è significativa; in seguito si riduce”.

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