07/12/2007, 00.00
VATICANO
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La Chiesa in Asia, “tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni del Cielo”

Nella riunione del Consiglio speciale della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi è emerso il quadro di un continente nel quale i cattolici a volte soffrono per mancanza di libertà religiosa e persecuzione, ma nel quale crescono la diffusione della fede e le vocazioni.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Una Chiesa che vive “tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni del Cielo”. E’ l’immagine del cattolicesimo in Asia, che conosce situazioni di grave mancanza di libertà religiosa ed, a volte, di persecuzione accanto ad una crescita di diffusione della fede e di vocazioni, quale è emersa nella undicesima riunione del Consiglio speciale della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, della quale oggi è stata data notizia in Vaticano.
 
L’incontro ha avuto al centro la situazione della Chiesa nel continente e l’applicazione della Esortazione apostolica Ecclesia in Asia. Si è evidenziato “un quadro molto ampio della vita ecclesiale in Asia, come anche delle condizioni di vita nella società civile in molti aspetti favorevoli all’attività della Chiesa. Tuttavia, sono state individuate varie preoccupazioni, anche se con toni e aspetti diversi, che derivano dalle guerre, dalla corsa agli armamenti, dagli scontri etnici, dalla violenza, dal terrorismo, dalle repressioni, dalle diverse limitazioni della libertà di coscienza”.
 
“Le persecuzioni colpiscono come prime vittime le minoranze, tra cui i cristiani che spesso sono costretti ad abbandonare i loro Paesi d’origine, subendo violenze anche da parte di gruppi fondamentalisti. La mancanza di libertà religiosa si manifesta in varie forme: limiti alla comunicazione tra vescovi e tra questi e il Santo Padre, vescovo di Roma, impossibilità di erigere Conferenze episcopali, difficoltà di ottenere visti per gli operatori pastorali, limiti nella costruzione di luoghi di culto, impedimenti alla presenza nella vita pubblica”.
In proposito si può ricordare che nell’Asia Mission Congress dell’ottobre 2006 emerse che su 52 Paesi asiatici, almeno 32 limitano in qualche modo la missione dei cristiani: i Paesi dell'Islam (dal Medio oriente al Pakistan, all'Indonesia, alla Malaysia) quasi sempre creano gravi difficoltà a chi vuole convertirsi e impediscono o limitano la costruzione di chiese; India e Sri Lanka spingono sempre di più per leggi anti-conversione; i Paesi dell'Asia centrale, escluso il Kazakistan, limitano la libertà religiosa; i Paesi comunisti (Cina, Laos, Vietnam, Nord Corea) impediscono o rendono difficile la creazione o l’esistenza delle conferenze episcopali ed i loro rapporti col Papa, quando non soffocano o addirittura perseguitano la Chiesa, Israele crea ostacoli per i visti.
 
Sono invece “consolazioni” l’accoglienza fraterna dei profughi cristiani, l’aumento dei cattolici in regioni dove finora scarseggiavano, la fedeltà fino al dono della vita, come nel caso dei quattro sacerdoti uccisi in Asia nel 2006. Si nota, inoltre, un aumento delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, “in modo tale che gli stessi asiatici diventano missionari presso altre Chiese particolari in Asia e in altri continenti”.
 
Da parte sua, “la Chiesa continua ad essere aperta al dialogo con le grandi religioni dell’Asia, dando un notevole contributo alla tolleranza e alla concordia civile, al rafforzamento dello Stato di diritto e del processo di democratizzazione della società”. L’influsso della Chiesa, infine, “per la sua attività sociale nelle scuole, negli ospedali, a favore della promozione umana, si estende anche al di fuori della comunità dei cristiani, che sono come un germe di una nuova società fondata sui valori della pace, della giustizia, della libertà e della carità”.
 
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