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» 19/05/2006 11:55
Cina
La Cina non commemora la Rivoluzione Culturale ma ne applica i metodi

Una donna sorpresa a rubare pantaloni in un centro commerciale è stata fermata dalla sicurezza, che le ha tagliato i capelli, scritto in faccia "sono una ladra" ed obbligata a rimanere davanti alla porta centrale con un cartello appeso al collo.



Jinjiang (AsiaNews) – A pochi giorni dall'ignorato anniversario della Rivoluzione culturale, un fatto di cronaca dimostra che il "grande caos" è tuttora una ferita aperta, che la Cina contemporanea non riesce a rimarginare.

La mattina del 18 maggio, due giorni dopo il 40esimo anniversario del lancio della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria da parte di Mao Zedong, una donna che cercava di rubare alcune paia di pantaloni in un centro commerciale di Jinjiang, nella provincia meridionale del Fujian, è stata scoperta dai membri della sicurezza interna che le hanno tagliato i capelli e dipinto sulla faccia "Sono una ladra" (nella foto).

Dopo questo trattamento le hanno appeso un cartello al collo con sopra scritte ingiuriose e l'hanno legata all'ingresso del centro, dove è stata costretta a rimanere per più di un'ora davanti agli occhi di tutti. I membri della sicurezza le hanno inoltre strappato il figlio, un bambino piccolo, che le è stato restituito solo dopo la liberazione: subito dopo, è stata portata via dalla polizia locale.

Questi metodi erano comuni durante la Rivoluzione Culturale (1966-1976), quando milioni di persone sono stati uccisi, perseguitati ed umiliati in diversi modi con le accuse più disparate. In occasione dell'anniversario, il Partito comunista ha proibito a tutti i cinesi di parlare dell'argomento, temendo che "antiche ferite" vengano riaperte. Il timore è che molte persone chiedano giustizia per le violenze subite, domandando risarcimenti allo stato e al Partito.

Secondo studiosi del periodo, durante i 10 anni del "grande caos", ci sono stati almeno 3 milioni di morti e 200 milioni di persone segnate dalle violenze. Nelle lotte intestine, molte proprietà furono distrutte o requisite. Accademici cinesi sostengono che il governo dovrebbe compensare le vittime delle violenze e ritornare tutte le proprietà requisite illegalmente.


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