29/03/2007, 00.00
MEDIO ORIENTE
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La Lega Araba rilancia l’iniziativa saudita per la pace con Israele

Appare difficile ipotizzare gli sviluppi del progetto, legato al principio “terra in cambio di pace”. Lo Stato ebraico vuole negoziare i contenuti, gli arabi vogliono che prima accetti il piano e poi si aprano le trattative. Il Libano “parente povero” del vertice, ove ha portato le sue divisioni.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) – Si potrebbe definire “di attesa” la conclusione del vertice della Lega Araba per quanto riguarda il punto principale all’ordine del giorno, ossia il rilancio del progetto di pace saudita con Israele, basato sul principio “terra in cambio di pace”.

La proposta chiede ad Israele di ritirarsi da tutti i territori occupati con la guerra del 1967, si permettere la creazione di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme est ed una “giusta soluzione” per i rifugiati palestinesi, in cambio del riconoscimento dello Stato ebraico da parte di tutti gli Stati arabi.

La proposta - che ha ricevuto un giudizio positivo anche dal segretario dell’Onu Ban Ki-moon, ospite dei lavori – ha suscitato interesse anche in Israele. Ma all’affermazione araba che la proposta “va accettata così com’è” e poi si apriranno i negoziati, il governo israeliano ha risposto di considerarla una base su cui trattare. Se venisse accolta com’è, “i negoziati non avrebbero ragion d’essere”, ha detto oggi il vicepresidente Simon Peres. “Una risposta molto negativa” l’ha giudicata il ministro degli Esteri egiziano Ahmad Aboul Gheit, che ha però aggiunto: “noi però non la riteniamo definitiva”.

L’impressione è che entrambe le parti siano in una posizione di attesa, che però potrebbe lasciare spazi a chi è contro l’idea di una pace tra arabi ed israeliani. A partire dal leader libico Gheddafi, che proprio contro la proposta saudita ha disertato il vertice, fino all’Iran. E il portavoce di Hamas al parlamento palestinese, Salah al-Bardawil, sentito dal quotidiano israeliano Haaretz, ha sostenuto: “noi non siamo d’accordo sul riconoscimento di Israele e la pace con esso. Nessun problema con la parte dell’iniziativa che chiede la creazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967 ed il diritto al ritorno dei rifugiati”. Proprio quest’ultimo, peraltro, appare il punto sul quale sono più consistenti le obiezioni israeliane.

La preminenza della questione Israele ha messo ai margini gli altri problemi, compreso quello libanese. “Libano parente povero del vertice” intitolava oggi a Beirut L’Orient Le Jour. Presente con due delegazioni il Paese dei Cedri ha finito col portare a Riyadh le sue divisioni interne. Ne esce meglio il capo del governo, il filoccidentale Fouad Siniora, “democraticamente eletto”, come ha detto il segretario dell’Onu. Siniora ha avuto l’esplicito sostegno del vertice della Lega. Il capo della delegazione ufficiale, il filosiriano presidente della Repubblica Emile Lahoud, ha però puntigliosamente chiesto e ottenuto che nei documenti non si parli di “governo libanese”, ma di “Stato”, o altre espressioni analoghe.

 

 

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