14/02/2007, 00.00
Cina – Vaticano
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La guerra dell’Associazione Patriottica contro la Chiesa e la “società armonica”

di Bernardo Cervellera
Il governo sta valutando l’ingombrante peso di questa organizzazione; il Vaticano e la Chiesa in Cina l’accusano di snaturare il carattere sacramentale della Chiesa. I leader dell’Ap lanciano una campagna violenta per difendersi, attaccando il card. Zen di Hong Kong.

Roma (AsiaNews) – Mentre il governo di Pechino chiede di costruire una “società armonica”, l’Associazione Patriottica dei cattolici ha deciso di dichiarare guerra ai rapporti sino-vaticani.

Fonti di AsiaNews a Pechino affermano che membri del governo, capi dell’Associazione Patriottica (Ap), membri del Partito comunista cinese (Pcc) sono preoccupati e in attesa per la lettera che il papa ha deciso di scrivere ai cattolici cinesi, prevista per Pasqua.

Secondo indiscrezioni, questa sarà la prima volta in cui il papa affronterà pubblicamente il tema dell’unità della Chiesa in Cina e i rapporti con il governo e con l’Ap. Quest’ultima è ormai riconosciuta da tutti come il vero ostacolo ai rapporti fra Cina e Vaticano.

Religioni e armonia sociale

Anche il governo sembra prendere le distanze da essa. Due giorni fa, in occasione degli auguri per il Nuovo Anno, Jia Qinglin, membro del Politburo e presidente della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, ha incontrato i leader delle associazioni patriottiche delle religioni riconosciute in Cina. Ad essi egli ha detto che “le religioni possono svolgere un ruolo positivo” nel costruire una società armoniosa, lo slogan lanciato dal presidente Hu Jintao per plasmare una società più giusta e uno sviluppo più equilibrato. Secondo la Xinhua, Jia ha domandato ai leader delle Ap di promuovere idee e azioni religiose che possano aiutare a giungere all’armonia sociale. “È molto importante – egli ha detto – fare pieno uso degli ‘elementi positivi’ nelle religioni”. Nello stesso tempo egli ha sottolineato che le associazioni patriottiche devono venire incontro alle esigenze delle comunità e alle loro richieste. “L’armonia sociale – egli ha precisato - deve essere difesa fra i fedeli delle religioni e le loro petizioni ed esigenze devono essere ascoltate”. Jia ha sottolineato che la preoccupazione di mantenere l’armonia sociale sarà importante per tutto il 2007, anno in cui il Partito comunista cinese ha programmato il suo 17mo congresso nazionale.

Il suggerimento di Jia cade pochi giorni dopo la pubblicazione di un’inchiesta ufficiale in cui si vede che i credenti in Cina sono ben 300 milioni, il triplo delle cifre ufficiali. Ciò significa che almeno 200 milioni di cinesi non si ritrovano all’interno delle strutture ufficiali controllate dalle associazioni patriottiche. Il motivo è chiaro: nessuno accetta di subire il controllo delle Ap in materia di fede; in più, spesso, sotto il manto del controllo ideologico, si nascondono interessi economici, di sequestro dei beni delle comunità religiose a fini personali. Per fare solo un esempio, nella Chiesa cattolica, oltre l’80% dei beni delle diocesi cinesi sono incamerati da personalità dell’Ap, che vendono e affittano terreni e case intascandone i proventi, invece di usarli per la missione della Chiesa nelle regioni più povere. La cosa va moltiplicata per 5, cioè per tutte le comunità religiose riconosciute dal governo: buddisti, taoisti, musulmani, cattolici, protestanti.

Le ordinazioni offensive

Le Ap sono divenute ormai uno strumento inutile, dato che la stragrande maggioranza dei fedeli rifiuta di aderirvi. Esse creano confusione e tensione anche fra i fedeli che vi aderiscono. L’esempio più lampante è legato alle ordinazioni illecite dei alcuni vescovi senza il benestare della Santa Sede.

Esse sono avvenute anzitutto usando violenze, raggiri, menzogne verso gli stessi candidati. Ma soprattutto hanno creato sconcerto fra i fedeli per il timore di vedere crescere comunità indipendenti, che rifiutano il legame con il papa. Il comunicato del Vaticano dopo l’ultima ordinazione, quella del 30 novembre scorso, sottolineava questo aspetto: “Questa serie di atti estremamente gravi – dice il comunicato del 2 dicembre 2006 - che offendono i sentimenti religiosi di ogni cattolico in Cina e nel resto del mondo, è frutto e conseguenza di una visione della Chiesa, che non corrisponde alla dottrina cattolica e sovverte principi fondamentali della sua struttura gerarchica”.

Dal comunicato si capisce che ciò che è messo in causa non è anzitutto il governo cinese, ma l’Ap che ha voluto le ordinazioni per riaffermare il suo controllo sulla Chiesa ufficiale, ormai nella quasi totalità riconciliata col Papa.

Anche il comunicato alla fine dell’incontro in Vaticano sulla situazione della Chiesa in Cina (19-20 gennaio 2007), esprime il desiderio di “un dialogo rispettoso e costruttivo” con il governo. Nello stesso tempo si ricorda che ormai “la quasi totalità dei Vescovi e dei sacerdoti è in comunione con il Sommo Pontefice”, vanificando l’opera di divisione dell’Ap, che ha sempre voluto creare una Chiesa indipendente.

Non stupisce dunque che nelle ultime settimane i leader dell’Ap dei cattolici siano in piena frenesia per difendere il loro operato.

La guerra del “papa laico della Cina”

Alla fine di gennaio, sul Wenhuibao, un giornale di Hong Kong, vicino al Pcc cinese, si citava “un autorevole personaggio” della Cina popolare che difendeva l’operato dell’Ap. Secondo l’anonima personalità, l’Ap “ha svolto un ruolo molto grande nello sviluppo della chiesa in Cina con evidenti risultati. Nel futuro della Chiesa in Cina il ruolo dell’Associazione Patriottica non solo non va indebolito ma addirittura va rafforzato”.

E ancora: “Vi sono quelli che dicono che l’AP nomina i vescovi senza autorizzazione. Chi dice così significa solo che non conosce la situazione cinese. L’Ap è solo un organo del popolo. Non è una struttura di potere… Per garantire il successo all’evangelizzazione in Cina, il ruolo dell’Ap non deve essere indebolito ma perfino rafforzato. Auspico che il Vaticano vada verso questa direzione”.

Anche il laico Antonio Liu Bainian, vice presidente dell’Ap, soprannominato “il papa laico della Cina”, si scaglia nello stesso articolo a difesa della sua organizzazione: “ l’Ap – egli dice - è un organizzazione patriottica popolare  composta da vescovi, sacerdoti e laici. Essa svolge un ruolo di ponte per i sacerdoti e laici cinese nel rapporto col governo e non è un organo di puri affari  religiosi. Di solito assiste il lavoro della Chiesa. Non è vero che essa controlla la Chiesa”.

In realtà il Vaticano è preoccupato che l’ingerenza dell’Ap – come è avvenuto nelle ordinazioni illecite – snaturi la vita della Chiesa. E gli stessi vescovi ufficiali in Cina chiedono da tempo di essere loro stessi i responsabili della Chiesa di fronte al governo, per evitare che la presenza dell’Ap inquini l’elemento sacramentale e dogmatico della fede dei cristiani.

“Ormai non passa giorno senza che sul Wenhuibao ci siano articoli e dichiarazioni di Liu Bainian”, ha detto un cattolico di Hong Kong. In effetti in questi giorni, il 12, 13 e 14 febbraio, “il papa laico della Cina” continua la sua guerra per affermare il valore dell’Ap e si scaglia anche in modo violento contro il card. Joseph Zen, paladino della libertà della Chiesa in Cina.

 

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