08/01/2013, 00.00
VIETNAM
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La polizia monopolizza il processo contro 14 cattolici attivisti. Nuovi arresti e torture

di Joseph Dang
Il processo doveva essere aperto, ma la sala era piena quasi solo di poliziotti. Gli accusati, insieme a tre protestanti, sono accusati di "sovversione" solo per aver denunciato le malefatte dei membri del Partito. Giustizia e pace condanna il processo-farsa. Il vescovo di Vinh e decine di intellettuali sostengono l'appello per il rispetto dei diritti umani in Vietnam. Il governo sta tradendo la costituzione vietnamita e la Convenzione Onu per i diritti civili e politici. Gli avvocati difensori denunciano torture, privazioni di sonno e false testimonianze.

Hanoi (AsiaNews)  - Il processo contro i 14 attivisti cattolici accusati di sovversione contro lo Stato, si è svolto oggi a Nghe An, vicino a Vinh. A differenza di quanto prima annunciato dalle autorità, nella corte sono potuti entrare solo poche persone.  La sala (v. foto) è stata riempita quasi completamente da poliziotti per evitare ogni dimostrazione. Per l'accusa di sovversione, gli imputati rischiano anche la pena di morte. I giudici hanno rimandato la lettura della sentenza a domani o oltre.

Il processo doveva svolgersi domenica 6 gennaio. I responsabili del Partito hanno però temuto che essendo giorno di festa, i cattolici avrebbero potuto usare le messe per spingere persone a manifestare davanti al tribunale.

Nonostante ciò, anche oggi, fin dal primo mattino, migliaia di cattolici dalle parrocchie di Yen Dai e Nghi Loc, guidate dal parroco p. Nguyen Dinh Thuc, hanno cercato di raggiungere la sede del processo che, secondo le autorità, doveva essere libero e aperto. A un chilometro dalla sede della corte, il gruppo è stato disturbato da poliziotti e malviventi ai loro ordini. Tre fedeli sono stati picchiati in modo selvaggio e poi arrestati.

I cattolici sono stati poi obbligati a stare lontano dal tribunale, recitando rosari e esponendo cartelli con scritte del tipo: "Protestiamo contro l'arresto e la detenzione illegale di persone innocenti"; "I miei fratelli e sorelle sono innocenti".

In effetti, i 14 cattolici, insieme a tre protestanti, sono responsabili solo di aver diffuso notizie e critiche sulla corruzione dei membri del partito e del governo e sul loro arricchirsi durante la crisi finanziaria. Il governo è sospettato di volere solo soffocare le loro denunce.

Per tentare di disinnescare critiche contro il governo, giorni fa i media statali hanno pubblicato la notizia secondo cui tutti gli arrestati, meno uno - Paul Le Son, un giornalista cattolico - hanno riconosciuto i loro crimini e hanno chiesto perdono. In realtà, gli avvocati della difesa hanno precisato ad AsiaNews che nessuno dei prigionieri si è dichiarato colpevole e hanno accusato la polizia di aver usato torture, privazione del sonno e false testimonianze per incastrare gli arrestati.

Il comitato di Giustizia e pace della diocesi di Vinh ha bollato come "fuorilegge" il processo. In una dichiarazione resa pubblica il 1° gennaio, Giornata mondiale della pace,  si legge: "L'opinione pubblica è scontenta e tesa per il fatto che un governo dove vige uno stato di diritto, possa arrestare i suoi cittadini in modo arbitrario senza accuse fondate.  Esso rischia di perdere la sua legittimità,.. rendendo la gente insicura perché esso va contro le leggi internazionali , la costituzione e la legge del Vietnam".

"Una volta di più - continua la dichiarazione - chiediamo al governo e a tutti di difendere i diritti umani secondo la costituzione del Vietnam e le leggi internazionali che il Vietnam ha accettato di attuare, di emendare statuti che sono contro la costituzione e contrari ai sacri, fondamentali, indiscutibili diritti umani e liberare degli innocenti. Questo è il solo modo che può aiutare il popolo del Vietnam a lavorare per la nazione e la sua prosperità, e aiutare il mondo a non disprezzare il Vietnam per le violazioni ai diritti umani, così che il popolo possa vivere davvero in pace".

Il giorno di Natale, anche il vescovo di Vinh, mons. Nguyen Thai Hop, è intervenuto sull'argomento. Insieme a intellettuali e personalità della società civile, egli ha sottoscritto un "Appello per difendere i diritti umani in Vietnam", chiedendo all'Assemblea nazionale vietnamita di abolire l'art.88 del codice penale, che punisce la "diffusione di propaganda contro la Repubblica socialista del Vietnam", e il decreto governativo n. 38/2005/ND-CP, del 18 marzo 2005, sulle "misure da adottare per assicurare l'ordine pubblico".

Secondo molti osservatori internazionali e personalità locali, l'art.88 è troppo vago e con la scusa di voler fermare la propaganda contro la Repubblica socialista del Vietnam, colpisce la libertà di parola e di espressione riconosciute e garantite dalla costituzione vietnamita e dalla Convenzione internazionale Onu sui diritti civili e politici.

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