16/04/2021, 12.05
IRAQ
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La ‘primavera’ di Mosul: la biciclettata ‘in rosa’ e la moschea di al-Nuri

Nei giorni scorsi circa 35 donne fra i 15 e i 30 anni hanno partecipato a una corsa in bici per le vie della città vecchia. Le due ruote in passato costituivano un tabù; secondo una superstizione erano causa di perdita della verginità. Assegnato il progetto di restauro della moschea distrutta dall’Isis. Don Paolo: cambiamenti notevoli a livello sociale, restano difficoltà economiche e amministrative. 

Mosul (AsiaNews) - La corsa in bici al femminile è un evento che testimonia “il cambiamento notevole” a livello sociale, con tentativi crescenti di integrazione dopo gli anni bui dello Stato islamico (SI, ex Isis). Tuttavia, restano ancora molti nodi irrisolti e questioni aperte, in primis “la corruzione” sul piano economico e “le difficoltà” dal punto di vista amministrativo “anche a causa di forze esterne” che alimentano la tensione. È quanto racconta ad AsiaNews don Paolo Thabit Mekko, responsabile della comunità cristiana a Karamles, nella piana di Ninive, raccontando la situazione a Mosul, ex roccaforte del “califfato” dove “è ancora viva la memoria della visita di papa Francesco. Con la speranza - aggiunge - che il suo passaggio non resti solo un ricordo, ma possa portare frutti in un’ottica di ricostruzione” del tessuto economico, sociale e culturale.

Il 12 aprile scorso a Mosul si è tenuta una corsa ciclistica tutta al femminile (nelle foto), un evento impensabile fino a pochi anni fa quando nella metropoli del nord regnavano i miliziani dell’Isis, che decapitavano ragazzi per il solo fatto di ascoltare “musica occidentale”. Alla manifestazione hanno partecipato circa 35 giovani fra i 15 e i 30 anni, di religione diversa e vestiti nei modi più vari, con e senza velo, sfilando per le vie della città vecchia. 

Fra gli obiettivi, quello di incoraggiare le donne - di ogni età - ad utilizzare la bici, oltre al tentativo di mostrare il volto di una metropoli tuttora ferita con strade ed edifici devastati. La corsa ha preso il via dalla grande moschea di al-Nuri, per poi sfilare lungo strade e piazze. Molte giovani hanno dovuto prendere lezioni per partecipare, perché l’uso della bici - soprattutto fra le donne - non è pratica  diffusa in Iraq: fra l'altro, un'antica superstizione dice che l’uso del mezzo farebbe perdere la verginità.

“Quando vedi una donna - racconta don Paolo - che viaggia in bicicletta in una città a lungo controllata e soggiogata da una mentalità fondamentalista, ciò rappresenta un cambiamento in positivo. Ed è anche il segnale che le donne conquistano sempre più spazio, creando e alimentando il cambiamento stesso. Uno dei primi pensieri dei fondamentalisti è proprio quello di controllare, di coprire e di reprimere la donna. Anche una semplice gara in bicicletta cui hanno partecipato musulmane, cristiane, yazidi - osserva - è segno e indice che la società si sta svegliando”.

“In un certo senso - prosegue il sacerdote - possiamo parlare di primavera di Mosul, anche se i lavori di ricostruzione proseguono lenti e vi è molto da lavorare. Da poco abbiamo inaugurato un ponte che favorisce il traffico cittadino, ma strade e vie sono ancora in larga parte disastrate e resta grosso il problema infrastrutturale”. Fra i segnali positivi di questi giorni anche la notizia dell’assegnazione dei lavori di ricostruzione della grande moschea, usata nel 2014 dal leader del sedicente Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi per proclamare il “califfato”. Nel giugno 2017 i miliziani jihadisti - poi sconfitti sul piano militare dall’esercito irakeno - avevano distrutto a colpi di esplosivo lo storico edificio del 12mo secolo, lasciandosi alle spalle rovine e macerie in gran parte della città.

La ricostruzione della moschea, così come di alcune storiche chiese (dell’orologio dei domenicani e il monastero di san Giorgio), è parte di un progetto volto a far “rivivere” lo “spirito” di Mosul. Ad aggiudicarsi il bando di ricostruzione della moschea un gruppo di architetti egiziani, il cui progetto ha vinto la concorrenza di altre 123 proposte; l’inizio dei lavori è prevista entro l’anno. La sala delle preghiere della nuova moschea di Nur al-Din Mahmoud Zangi sarà simile all’originale, ma sono al vaglio diverse modifiche fra cui un maggiore uso di luce naturali e più spazi per le donne.

“Mosul è in movimento, le persone cercano lavoro anche se la pandemia di Covid-19 ha un po’ rallentato l’attivismo. Si aspettano occasioni per ripartire” afferma don Paolo “e proprio la sfera sociale è fra gli ambiti più ricchi di iniziative pur a fronte di molti problemi che restano irrisolti. “Il governo locale - conclude il sacerdote - non è forte, mentre restano attive le milizie che controllano intere aree della città e operano secondo i propri interessi. E poi pesa la questione corruzione e i problemi sul piano amministrativo. La voglia di ripartire c’è, a fronte di problemi soprattutto legati a forze esterne che ancora rimangono e vanno risolti”. 

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