09/03/2018, 14.48
TAJIKISTAN
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Le città tajike a rischio di ‘esplosione islamista’

I principali estremisti reclutati dallo Stato islamico sono giovani fra i 18 e 30 anni. Essi sono allontanati dalle famiglie e dai mullah locali per lavorare in città, e si sono indottrinati su internet. Le politiche contro l’estremismo del governo si dimostrano controproducenti.

Dushanbe (AsiaNews) – Le città del Tajikistan corrono un serio rischio di “esplosione islamista”. È quanto sostiene Paul Goble, esperto della Jamestown Foundation, in un’analisi pubblicata il 6 marzo. Secondo il ricercatore, i principali centri del “revival islamista degli ultimi 30 anni” sono le città, e non le zone povere e rurali. Ciò a causa  della “rivoluzione della comunicazione” e della “perdita di legami familiari” dei giovani che si trasferiscono dai villaggi rurali alle città in rapida crescita.

Se ciò è stato vero in Iran e nei Paesi travolti dalla Primavera araba, lo è a maggior ragione ora in Asia centrale “e da nessuna parte più che in Tajikistan, la più islamica, e si potrebbe anche dire islamista, nazione della regione”. In grandi città della ex-Repubblica e in alcune diaspore tagike in città russe come Mosca, infatti, vi è un’insorgenza di salafiti e wahhabiti, famosi per le loro interpretazioni radicali del islam. Tali movimenti preoccupano Dushanbe, che lancia controffensive dimostratesi fino ad ora controproducenti, come la chiusura nel 2017 di 2mila mosche non ufficiali.

Khokim Mukhabbatov e Mavdzhigul Ibadullayeva, esperti tagiki del gruppo “Musulmani contro narcotici, estremismo, violenza e terrorismo”, sostengono che si tratta di uomini fra i 18 e i 30 anni che hanno lasciato i loro villaggi per trovare lavoro in città e in Russia, e che sono stati indottrinati “non dagli imam e mullah dei loro villaggi, ma da siti internet che facevano appello a loro come musulmani piuttosto che paesani e tagiki”. Dall’indottrinamento al reclutamento da parte dello Stato islamico, commentano, il passo è breve.

La reazione di Dushanbe finora ha vacillato fra incentivi e repressione: da un lato ha cercato di fare concessioni per attirare i finanziatori salafiti in Qatar e Arabia Saudita, e dall’altro ha perseguitato i movimenti salafiti e wahhabiti nel Paese. Secondo i due esperti, “nessuno dei due approcci ha funzionato”: il primo è stato interpretato dai salafiti come un segno di debolezza del governo, il secondo ha creato un “gruppo numeroso di persone in prigione, o schedate come estremiste, che non hanno alcuna ragione per sostenere il governo e tutte le ragioni per unirsi a gruppi oppositori o addirittura intenzionati a rovesciarlo”.

I salafiti e wahhabiti hanno un “reale vantaggio” rispetto al governo del Tajikistan: conoscono le tecnologie moderne per raggiungere e organizzare i loro seguaci, e riescono al tempo stesso a beneficiare dei frutti della modernità rimanendo fedeli alle tradizioni tagike, rifiutando il russo e la storia pre-islamica del Paese.

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