08/03/2011, 00.00
SRI LANKA
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Le donne, il “valore” necessario per lo sviluppo dello Sri Lanka

di Melani Manel Perera
Nel giorno della festa della donna, il ministro del Child Development and Women’s Affairs annuncia l’introduzione di un piano quinquennale per dare più potere alle donne. Ma Pushpa Ramlani, femminista, ricorda la svalutazione del contributo femminile all’economia del Paese. In parlamento le donne sono appena il 4,7%.
 Colombo (AsiaNews) – Nel suo messaggio per la festa della donna Tissa Karalliyadda, ministro del Child Development and Women’s Affairs, definisce le donne “un valore”. E annuncia l’introduzione di un piano quinquennale volto a dare loro più potere e alzare il loro tenore di vita. Il tema della Giornata, che oggi celebra i 100 anni dalla sua istituzione, è “Sapere e forza delle donne per migliorare il Paese”. Tuttavia, il Movimento delle donne per la libertà accusa il governo di fare ampio uso dei mezzi di comunicazione per pubblicizzare la giornata di oggi, mentre nasconde il problema delle donne che svolgono lavori bassi o poco redditizi, come le pescatrici e le sarte.

AsiaNews ha parlato con la professoressa Pushpa Ramlani su come interpreta l’attuale condizione delle donne srilankesi. Anche attivista dei diritti delle donne, giornalista freelance e poetessa, spiega: “Le donne della classe media urbana che lavorano, hanno ottenuto una maggiore indipendenza negli ultimi trent’anni. Un certo grado di apertura emerge anche per le ragazze che vivono in zone rurali, soprattutto nel settore dell’abbigliamento dove l'83% della mano d'opera è femminile. Tuttavia, la partecipazione politica femminile è molto scarsa, a livello provinciale e statale”. In parlamento infatti, la presenza delle donne si attesta appena al 4,7%. Un dato così basso sembra non preoccupare nemmeno il ministro per lo Sviluppo delle donne, che ha definito il numero “più che sufficiente: perché dovrebbero entrare in parlamento se possono fare altri lavori per lo sviluppo del Paese?”. “Con questo tipo di atteggiamenti – sottolinea Ramlani – dubito si possa pensare a un serio programma di sviluppo”.

Le donne contribuiscono all’economia del Paese in diversi settori, ma il loro operato spesso non viene apprezzato. Ogni anno almeno 110mila donne lasciano lo Sri Lanka per andare a fare le lavoratrici domestiche all’estero; sono il 97% degli addetti nell’agricoltura di piantagione. Nel complesso, partecipano con il 65% di entrate estere ogni anno. “Sono cifre importanti. Ma a quale prezzo? Si tratta – continua la professoressa – in genere di lavori mal pagati, in molti casi sono vittime di abusi e torture. Tutto questo genera nella donna una perdita di autostima, legata alla capacità di contribuire al processo produttivo. Di conseguenza, sente ridursi anche il suo valore all’interno della famiglia e della comunità”.

Secondo Pushpa Ramlani quello di cui lo Sri Lanka ha bisogno è “più spazio alla partecipazione politica a livello locale. Le donne non chiedono di occupare alte cariche, ma di dare una voce a se stesse e a questo sviluppo”.
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