20/04/2020, 12.36
LIBANO
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Leader cristiani al governo: non sia il popolo a pagare il prezzo della crisi

In occasione della Pasqua ortodossa duro attacco del metropolita greco-ortodosso alla classe dirigente. Risollevare il Paese, ma non siano i cittadini a scontare gli errori dei governanti. Voci di un prelievo dai conti correnti avevano sollevato il malcontento popolare. Patriarca Raï: lotta fra classi e clan delle banche fanno della gente il capro espiatorio. 

Beirut (AsiaNews/OLJ) - Non fate pagare ai cittadini il prezzo degli errori commessi in questi anni dalla classe dirigente. È l’appello lanciato ieri da leader cristiani libanesi, cattolici e non, nel contesto delle celebrazioni per la Pasqua ortodossa mentre il Paese continua a registrare una crisi politica e istituzionale alla quale il governo del Primo Ministro Hassane Diab non ha saputo fornire risposte. “L’esecutivo - ha affermato Elias Audi, metropolita greco-ortodosso di Beirut - deve fare prova di saggezza, pazienza e coraggio per sradicare tutte le alleanze, salvo quella con il popolo”.

Stime del Fondo monetario internazionale (Fmi) parlano di una recessione per il Libano nel 2020, aggravata dall’epidemia di nuovo coronavirus. Il Prodotto interno lordo (Pil) del Paese dei cedri è stimato in flessione del 6,5% per il 2019 e registrerà un meno 12% nell’anno corrente. Il governo si era riunito la scorsa settimana per discutere un controverso piano di salvataggio, che ipotizzata il recupero di parte dei fondi con un prelievo forzoso sui conti correnti.

Voci filtrate dai media e non confermate, ma che sono bastate per far scatenare una vera e propria rivolta popolare contro la quale il governo è dovuto correre ai ripari. Il premier Diab e l’esecutivo hanno precisato che il 98% dei conti correnti non verranno toccati dalla manovra e che verranno salvaguardate le fasce più povere e bisognose, in una nazione che negli ultimi anni ha subito più di altre la guerra nella vicina Siria e l’emergenza rifugiati. 

Rivolgendosi ai fedeli in occasione della Pasqua ortodossa celebrata ieri, il metropolita Elias Audi ha ricordato che “il governo deve risollevare il Libano dalla crisi” senza che i cittadini “debbano pagare il prezzo degli errori dei governanti”. La confisca dei beni, prosegue, è “inconcepibile” e ai politici spetta il compito di “agire per tutto il popolo, e non solo per una certa categoria di persone, una comunità o un partito”. “Preghiamo - ha concluso il leader greco-ortodosso - per aiutare i nostri responsabili a lottare contro gli altri virus oltre al coronavirus, fra i quali vi sono in primis la corruzione e la cupidigia” mantenendo come riferimento “il principio della giustizia sociale”. 

Sulla questione è intervenuto ieri anche il patriarca maronita, il card Beshara Raï, che nell’omelia della messa domenicale a Bkerké ha invitato da un lato i cittadini a sostenere gli sforzi del governo, dall’altro di non fare del popolo il capro espiatorio della crisi. L’esecutivo “che piaccia o meno rappresenta l’autorità” ha detto il porporato “in questo momento di crisi eccezionale. E può riuscire nella missione solo se lo sosteniamo”. Al contempo, esso deve dare prova di “solidità e indipendenza”. Il patriarca Raï spinge sul pedale delle riforme “nell’interesse dei libanesi” e non “a discapito delle loro vite”. Bisogna eliminare, conclude, “la lotta tra la classe politica e il clan delle banche, che fa dei cittadini libanesi un capro espiatorio”.

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