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» 17/10/2006 12:00
CINA
Lettera aperta di attivisti cinesi al Comitato olimpico: negati i nostri diritti umani

Un gruppo composto da avvocati ed attivisti per i diritti umani cinesi scrive al presidente del Cio per sottolineare che i progressi promessi da Pechino cinque anni fa non si sono ancora visti, mentre è in atto una campagna di repressione di ogni voce libera.



Pechino (AsiaNews) – A cinque anni dalla scelta di Pechino come sede per i Giochi olimpici del 2008 "non si sono ancora visti quei progressi sul piano dei diritti umani che il governo aveva promesso", ma anzi il regime comunista "ha messo in atto una campagna di repressione che mira ad azzittire ogni voce critica". In questo senso, il Comitato Olimpico internazionale (Cio) "dovrebbe premere sul governo cinese in pieno spirito olimpico affinché questo mantenga le sue promesse".

E' la richiesta contenuta nella lettera aperta scritta al presidente del Cio, Jacques Rogge, da un gruppo di avvocati ed attivisti per i diritti umani cinesi. Fra i firmatari spiccano Hu Jia – noto in tutto il Paese per la sua lotta contro l'Aids – ed i legali al momento occupati nella difesa di Chen Guangcheng, Gao Zhisheng e Guo Feixiong, attivisti divenuti il simbolo della lotta per la democrazia.

Essi scrivono che "nel corso dell'incontro del Comitato olimpico internazionale avvenuto a Seoul lo scorso aprile, avete detto di essere attenti alla situazione dei diritti umani in Cina. Da quell'incontro, il rispetto per questi diritti è peggiorato. In Cina, oggi, non solo sono negati ai cittadini tutti i diritti sanciti dalla Costituzione: sono negati anche i diritti umani a chi lavora nel campo della legge".

"Lo scorso marzo – ricordano i firmatari - è stato arrestato il famoso attivista cieco Chen Guangcheng. Ad agosto, è stato arrestato Gao Zhisheng, famoso avvocato che lotta per i diritti umani. In settembre, ha perso la sua libertà Guo Feixiong, che ha aiutato i cittadini di Taishi nella loro lotta contro la corruzione. Gao è stato fermato perché voleva rappresentare Chen in tribunale: la stessa cosa è avvenuta per Guo, che voleva difendere Gao. Questi sono solo tre casi di gravissime violazioni, avvenuti negli ultimi 6 mesi".

"I diritti umani e civili che questi tre legali hanno difeso nel corso delle loro carriere – continua il testo - sono difesi dalla Costituzione e dalle leggi cinesi: se qualcuno cerca però di metterli in pratica, di difenderli, viene attaccata e perseguitata. Prima di questi tre casi, molti attivisti sono caduti nella persecuzione: Zheng Enchong, Yang Zaixin, Guo Guoting… La lista è lunga".

La lettera sottolinea come "ad oggi, mancano meno di due anni all'apertura delle Olimpiadi di Pechino: il governo cinese prepara un'illusione di pace e prosperità per prendere in giro i visitatori e, per fare questo, sa di dover azzittire le voci che lo criticano. Questo è esattamente ciò che sta succedendo. Vogliono fermare Gao, Chen e Guo per intimidire gli altri, in modo da dare un segnale a chi volesse imitarli".

"In questo nuovo giro di repressione – continua - non sono sfuggiti i media: un esempio di come la popolazione accoglie queste misure può essere dato dal grande numero di proteste ricevute dopo il lancio delle 'misure di gestione' delle informazioni. La repressione degli attivisti è solo una parte di un piano più grande. Questo piano potrebbe essere chiamato "Pulizie in vista delle Olimpiadi del 2008".

"Noi – dicono - siamo a favore di una Cina armoniosa e non siamo contrari a priori allo svolgimento dei Giochi olimpici nella nostra capitale: vogliamo solo che, in questa occasione, sia vivo e presente lo spirito olimpico. La Costituzione olimpica è chiara in materia: non si devono violare i diritti umani internazionali solo a causa di diverse visioni politiche e religiose. Allo stesso tempo, l'armonia cinese non può essere raggiunta sulla pelle dei cittadini cinesi o di chi li difende".

Nel testo si ricorda inoltre "quando Pechino venne scelta dal Cio per ospitare i Giochi: il mondo intero aveva dei dubbi al riguardo, ma il governo aveva promesso di migliorare la situazione. Sono passati cinque anni, ma quanti progressi ha fatto sul piano dei diritti umani? I recenti arresti dei nostri amici non sono un chiaro indicatore della situazione?".

In conclusione, i firmatari ricordano che "i Giochi di Seoul e quelli sudafricani hanno rappresentato un punto di svolta per i Paesi che li hanno ospitati ed è per questo che vi scriviamo: sappiamo che il Cio non è un'organizzazione umanitaria o politica, ma secondo gli obiettivi che si è proposto esso è obbligato a premere sul governo cinese perché migliori la situazione attuale dei diritti umani e civili in Cina".


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