05/01/2008, 00.00
VIETNAM
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Libertà di religione, un sogno ancora lontano per i montagnards discriminati

di Nguyen Hung
Durante il periodo di Natale si sono registrati persecuzioni, arresti e minacce nel Nord de Paese. Molti cristiani, cattolici e protestanti, non osano dichiarare la loro fede perché vengono discriminati sul lavoro e minacciati dalla polizia.

Lang Son (AsiaNews) – Nel Vietnam della globalizzazione e degli investimenti stranieri, le minoranze etniche sono discriminate anche dal punto di vista religioso. “Oppressione, minacce, terrore” verso i cattolici (e verso i protestanti) sono ancora diffusi nelle zone montagnose del Paese.

La Costituzione vietnamita (del 1982) predica che “i cittadini del Vietnam hanno diritto alla libertà religiosa. Tutti hanno la facoltà di seguire  o non seguire una religione”. Ma questo articolo si attua  a malapena nei grandi centri abitati. Nelle zone rurali e montagnose della diocesi di Lang Son, invece, le amministrazioni locali minacciano di imprigionare i montagnards che osano partecipare alle attività religiose.

La diocesi di Lang Son, fondata nel 1659, è situata nel Nord Vietnam e confina con la Cina. Su una popolazione di 1,15 milioni, vi sono circa 6 mila cattolici, tutti appartenenti a minoranze etniche. Ma solo la metà riesce ad andare in chiesa la domenica e a partecipare alle attività della comunità. Gli altri non hanno nemmeno il coraggio di dichiararsi cattolici perché le autorità locali continuano a discriminarli. Un cattolico dell’etnia H’mong dice ad AsiaNews: “non osiamo affermare che siamo cattolici perché le autorità ci sospettano di chissà quali crimini e minacciano di continuo di portarci in prigione se osiamo partecipare alle attività religiose”.

Un giovane rivela che “quando andiamo in cerca di lavoro nella provincia di Lang Son, non diciamo mai che siamo cattolici o protestanti, perché altrimenti non ci assumono. Naturalmente è fuori discussione pensare di lavorare in qualche struttura amministrativa del governo. Il nostro futuro e quello dei nostri figli rimane segnato da questa discriminazione”.

“Il governo – dice un altro – ha promesso tante volte che avrebbe rinnovato e riformato e leggi sulle attività religiose, ma la nostra realtà è lontana da questo sogno. Se qualche montagnard partecipa ad attività religiose, dovrà fare i conti con enormi difficoltà. Per le autorità locali la religione è ancora un tabù”.

Durante il periodo di Natale, si sono registrate persecuzioni anche nella provincia di Son La (sempre nel Nord). Il 24 dicembre la polizia ha attaccato un incontro di preghiera in una casa privata nel villaggio di Co Noi. Un giovane – da una provincia vicina - è stato brutalmente picchiato e portato via, accusato di essere un criminale. Dopo una massiccia protesta del villaggio, il giovane è stato rilasciato.

Un sacerdote della diocesi di Son Tay, p. Joseph Nguyen Trung Thoai è stato arrestato per non fargli celebrare la messa di Natale del 25 dicembre a Co Noi. È stato liberato dalle mani della polizia dopo una manifestazione del villaggio.

Nel villaggio di Muong La, i cattolici hanno potuto riunirsi per un incontro di preghiera natalizio in una casa privata. Ma la polizia non ha permesso a nessuno al di fuori del villaggio di potervi partecipare. Un gruppo di montagnards che aveva camminato per 40 km da Truong An per partecipare alla messa di Muong La, è stato obbligato a tornare indietro.

Da decenni i gruppi montagnard, protestanti e cattolici, subiscono persecuzione da parte del governo vietnamita. Essi sono stati sempre sospettati per aver militato con gli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam. Spesso la persecuzione è motivata dall'espansione di gruppi vietnamiti verso territori montagnard, con esproprio di terre e arresti.

“Le autorità locali – spiega un giovane H’mong – hanno sempre pregiudizi verso di noi. Pensano che le nostre attività religiose siano usate per complotti e cospirazioni. Ma noi cattolici vogliamo come tutti i vietnamiti contribuire allo sviluppo del nostro Paese”.

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