04/06/2020, 10.31
CINA
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Madri di Tiananmen: Verità e giustizia per il massacro del 4 giugno

Gli studenti chiedevano libertà e democrazia, fine della corruzione, dialogo giusto ed equo tra popolo e governo. Con la repressione violati Programma fondativo e Costituzione della Repubblica popolare. Il regime deve rispondere per quanto accaduto, e le vittime devono essere risarcite.

Pechino (AsiaNews) – “Se il governo avesse ascoltato le opinioni della gente, invece di porre fine al movimento studentesco in modo così crudele e barbaro, il processo di civilizzazione della società cinese avrebbe accelerato il suo ritmo per integrarsi con la società civile del mondo, e la corruzione nella burocrazia non sarebbe stata così dilagante”. A 31 anni dai fatti di Tiananmen, quando migliaia di studenti e cittadini furono massacrati per aver chiesto libertà e democrazia nel Paese, le madri e i parenti delle vittime chiedono al governo di rendere pubbliche le informazioni su quanto accaduto. Per loro, i responsabili dell’eccidio devono rispondere davanti alla legge delle loro azioni. Ieri, sotto lo sguardo di una quarantina di poliziotti, alcune di loro si sono recate al cimitero Wan’an di Pechino per onorare la memoria dei caduti. Di seguito il testo completo della loro lettera aperta (traduzione a cura di AsiaNews).

Quest’anno è il 31° anniversario del massacro del 4 giugno, che ha avuto luogo a Pechino nel 1989: non dimenticheremo mai quella tragedia. In tempo di pace, il governo cinese mobilitò le nostre Forze armate – i “soldati del popolo” – e schierò carri armati e veicoli blindati su Chang’an Avenue. Sulla strada per piazza Tiananmen, le truppe aprirono il fuoco a caso, ignorando la folla che lambiva le strade. Spararono anche agli studenti di Liubukou a Xidan, che si erano ritirati da piazza Tiananmen. I militari hanno prima lanciato gas velenosi che stordivano la gente; poi hanno spostato i carri armati per schiacciare la folla, in scene sanguinolente di ineguagliabile brutalità e disumanità.

Dal mese di aprile, all’epoca della morte di Hu Yaobang, ex segretario generale del Partito comunista cinese (Pcc), fino al sanguinoso giro di vite del 4 giugno, gli studenti avevano chiesto in modo pacifico e razionale al governo di aprire un dialogo. Studenti di molte province e città del Paese si sono fatti avanti per esprimere la loro solidarietà ai dimostranti di Pechino: un movimento studentesco senza precedenti, il più straordinario nella moderna storia cinese.

Gli studenti hanno sollevato queste richieste: fine della corruzione e turpitudine burocratica; democrazia e libertà; trasparenza sulle risorse ufficiali della nazione; diritto di parola, e dialogo giusto ed equo tra popolo e governo. Le richieste hanno trovato grande risonanza in tutta la società. Guardando indietro, dal 1979 al 1989, nei dieci anni di riforme e politiche di apertura che trasformarono l’economia nazionale da un sistema pianificato a uno di mercato, i veri beneficiari della riforma furono i pochi che detenevano il potere. Quest’ ingiustizia sociale aveva causato insoddisfazione tra la gente. Di conseguenza, cittadini di tutti i ceti sociali hanno partecipato alle marce, sollevato domande sulle condizioni di vita delle persone, invocato il diritto dei cittadini a essere informati e fornito suggerimenti su come garantire il sostentamento della gente. Essi hanno proposto di accelerare le riforme politiche, consentendo la libertà di stampa e, cogliendo il vero significato del governare, hanno chiesto che il potere fosse restituito al popolo. È stato un momento di grande risveglio, che ha suscitato domande e pensieri tra le persone sui problemi sociali che si erano accumulati nel decennio di devastazione della Rivoluzione culturale.

Era incredibile che il governo ignorasse completamente le voci e le opinioni della gente. La leadership evitava la sostanza principale e si soffermava su aspetti banali, affrontando solo la questione della governance. Essa ha richiesto agli studenti di ritirarsi da piazza Tiananmen in modo incondizionato. Tale pretesa è stata respinta dagli studenti, preoccupati che, in seguito al loro ritiro incondizionato, il governo sarebbe intervenuto contro di loro per regolare i conti. I cittadini di Pechino sono stati testimoni dell’intera parabola del movimento del 1989, e dell’eccidio del 4 giugno.

I nostri figli e i nostri cari sono stati uccisi in quella giornata. Per 31 anni, ogni famiglia delle vittime ha vissuto nel mezzo di questa sofferenza. Come cittadini di questo Paese, e parenti dei caduti, abbiamo tutti i motivi per mettere in discussione il Pcc e il governo. Inevitabilmente, essi hanno la responsabilità del danno arrecato a tutti i cittadini attraverso la sanguinosa tragedia. Legalmente, la leadership deve pagare per le proprie responsabilità e, moralmente, deve alla gente delle scuse. I motivi specifici sono i seguenti:

1) Il Pcc fondò una nuova Cina nel 1949, rovesciando il vecchio sistema e istituendone uno nuovo. L’articolo 5 del Programma di fondazione (il Programma comune della Conferenza consultiva politica del popolo cinese) stabilisce che il popolo della Repubblica popolare cinese ha il diritto alla libertà personale, a quella di pensiero, parola, pubblicazione, assemblea, associazione e comunicazione; ha il diritto di residenza, può migrare, professare liberamente il proprio credo religioso e manifestare. Anche l’articolo 35 della Costituzione prevede chiaramente lo stesso: “I cittadini della Repubblica popolare cinese godono della libertà di parola, pubblicazione, assemblea, associazione, processione e dimostrazione. Se il Pcc e il governo cinese non hanno dimenticato la loro originaria aspirazione, dovrebbero attenersi e attuare il Programma di fondazione e la Costituzione. Tuttavia, nella sua gestione altamente centralizzata del potere, il Partito ha da tempo dimenticato i sacri diritti conferiti ai cittadini dalla Costituzione. Riteniamo che il movimento studentesco di quell’anno non abbia superato la portata consentita dalla legge. Se il governo avesse ascoltato coscienziosamente le opinioni della gente, invece di porre fine al movimento in modo così crudele e barbaro, il processo di civilizzazione della società cinese avrebbe accelerato il suo ritmo per integrarsi con la società civile del mondo, e la corruzione nella burocrazia non sarebbe stata così dilagante.

2) La politica degli “anziani” si è manifestata in modo vivido nelle decisioni che hanno portato alla tragedia del 4 giugno. I dipartimenti governativi erano nel caos. Il governo di una società civile risolve le contraddizioni sociali in conformità con la legge, e risolvere le contraddizioni sociali è la responsabilità quotidiana di un governo. Tuttavia, ciò che abbiamo visto è stato il totale disprezzo della legge da parte della vecchia generazione di rivoluzionari rimasta al potere, che ha ignorato la vita delle persone e i propri obblighi di governo. Anche se quei vecchi rivoluzionari si erano già dimessi e avevano ceduto il loro potere, essi erano autorizzati a decidere della vita e della morte della gente, a marchiare i cittadini come “rivoltosi controrivoluzionari” e come elementi che mettono “in pericolo il potere statale”.

3) Dobbiamo chiedere al Pcc e al governo: quale legge civile cinese conferisce espressamente alle autorità il diritto di usare la forza militare per uccidere, a piacimento, studenti e civili in manifestazioni pacifiche? La Costituzione prevede che il potere militare sia esercitato con l’autorizzazione dell’Assemblea nazionale del popolo (Anp). A quel tempo, gli studenti hanno ripetutamente invocato una riunione speciale del Comitato permanente dell’Anp sull’uso della forza da parte dell’esercito. Il governo ha ignorato i ricorsi degli studenti. Vogliamo sapere esattamente dove e quando si sono verificate le rivolte controrivoluzionarie. Dove è la prova? Chi ha comandato i disordini? Qual è la verità?

4) Per misurare la solidità di una società civile, l’indice di felicità delle persone, il livello di civiltà e la libertà di parola sono tra le condizioni più importanti e necessarie. Una grande nazione che consente solo la voce delle autorità, e non le diverse voci del popolo, che è cieca alle critiche del popolo e nega il controllo popolare sul governo, produrrà solo questo risultato: l’espansione illimitata dell’autorità di quelli che esercitano un forte potere, che dominano il popolo dall’alto senza rispetto della legge, con la cosiddetta uguaglianza davanti alla legge che serve solo da decorazione.

Negli ultimi 31 anni, abbiamo ripetutamente chiesto una soluzione legale di un problema politico, attraverso dialoghi giusti ed equi con il governo in conformità con la legge. Il governo è rimasto in silenzio sul massacro del 4 giugno, senza dimostrare la minima traccia di rimorso. Con il passare degli anni, sono morte 60 persone nel nostro gruppo di famiglie delle vittime. Il tempo può cancellare le nostre vite, ma la nostra determinazione nella ricerca dell’equità e della giustizia non cambierà. Continuiamo a rimanere fedeli alle nostre tre richieste: verità, risarcimento e responsabilità, al fine di ottenere giustizia dal governo per tutte le vittime della tragedia del 4 giugno. La dignità di ogni singola vita non può essere strappata via e calpestata arbitrariamente dal potere. Sono i nostri cari e i tuoi compatrioti.

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