10/04/2019, 10.32
MALDIVE
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Malè, vittoria schiacciante del Partito democratico. Aumenta la distanza con Pechino

Il Maldivian Democratic Party, guidato dal presidente Ibrahim Mohamed Solih, si è aggiudicato 65 seggi su 87 totali. Gli accordi siglati con la Cina sono sotto attento scrutinio.

Male (AsiaNews/Agenzie) – Il Maldivian Democratic Party (Mdp) guidato dal presidente Ibrahim Mohamed Solih ha stravinto le elezioni parlamentari che si sono svolte il 6 aprile. La forza politica, tornata in auge dopo il lungo esilio del suo capo Mohamed Nasheed, rientrato in patria appena cinque mesi fa, ha sbaragliato l’opposizione del Progressive Party of Maldives (Ppm) aggiudicandosi i due terzi dei seggi in Parlamento (chiamato People’s Majilis), cioè 65 deputati su un totale di 87.

La nuova composizione parlamentare dà così mano libera a quanto annunciato da Solih alla vigilia del voto: mettere sotto accusa gli accordi con Pechino per le infrastrutture della Nuova Via della seta cinese, che hanno creato debiti insanabili e gettato il Paese sull’orlo del fallimento. Ieri l’ex presidente Nasheed ha dichiarato: “Il governo continua a esaminare gli accordi siglati dal precedente governo, molti dei quali – è il nostro timore – dipendevano da corruzione su larga scala. Dobbiamo consentire alle autorità di analizzare questi accordi con scrupolo forense”.

La campagna elettorale è stata giocata proprio sulla lotta contro la corruzione del regime di Abdulla Yameen, capo del Ppm e storico rivale di Nasheed, primo presidente democraticamente eletto nelle Maldive e molto vicino all’India.

Vari commentatori, soprattutto da parte indiana, sostengono che la svolta politica dell’arcipelago, dove vivono 340mila musulmani sunniti, sia ormai avviata. Un editoriale pubblicato due giorni fa sull’Hindustan Times, quotidiano di Delhi, ricorda che Yameen lo scorso anno ha perseguitato gli avversari politici, messo sotto accusa due giudici della Corte suprema che lo avevano criticato, limitato le libertà civili dichiarando lo stato d’emergenza.

La stretta sulla vita del Paese ha suscitato un diffuso malcontento che ha trovato la sua espressione finale nell’elezione a sorpresa di Solih alla presidenza, lo scorso settembre. Da qui si sono poste le condizioni per il rientro in patria di Nasheed e l’avvio di un processo di riforme. Tra le più importanti su cui lavorerà il prossimo Parlamento, l’introduzione del salario minimo e l’imposizione del primo sistema di prelievo fiscale.

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