04/04/2018, 09.26
VIETNAM
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Mar Cinese meridionale, Pechino impone divieto di pesca: Hanoi protesta

di Viet Hung

Il provvedimento in vigore dal primo maggio fino al 16 agosto 2018. Il governo vietnamita si oppone alla decisione unilaterale della controparte cinese. I pescatori temono per le sorti dell’industria ittica di Hanoi. Negli ultimi sei mesi, i loro pescherecci hanno subito aggressioni e intimidazioni della Marina cinese.

Hanoi (AsiaNews) – Il divieto imposto da Pechino alla pesca nelle acque contese del Mar Cinese meridionale acuisce le tensioni diplomatiche tra i due Paesi e rischia di mettere in ginocchio l’industria ittica vietnamita. Lo scorso 8 febbraio, le autorità cinesi hanno annunciato il provvedimento unilaterale sul sito web del ministero dell’Agricoltura, affermando che esso sarà in vigore a partire dal primo maggio, fino al 16 agosto 2018.

L’area soggetta al divieto si estende a 12 gradi di latitudine nord fino al mare delle province meridionali cinesi di Fujian e Guangdong. Ne fanno parte: il Golfo del Tonchino, tra Vietnam e Cina; le Isole Paracel, contese da Hanoi, Pechino e Taiwan; le Isole Spratly, al centro di un contenzioso tra Vietnam, Cina, Malaysia, Filippine e Brunei; Scarborough Shoal, una formazione di scogli e rocce rivendicata da Manila, Pechino e Taipei. Sfruttando alcune ambiguità del diritto internazionale, Pechino reclama una fetta consistente di mare (quasi l'85% dei territori). Per garantirsi il controllo delle importanti rotte marittime che attraversano queste acque (più di un terzo del mercato globale), il governo cinese ha avviato la costruzione di una serie di isole artificiali, con impianti militari e fari per la navigazione.

In risposta alla disposizione annunciata dal governo cinese, il 22 marzo 2018 Lê Thị Thu Hằng, portavoce del ministero degli Affari esteri di Hanoi, ha dichiarato che “il Vietnam obietta e respinge con decisione il provvedimento unilaterale cinese”.  La portavoce ha anche affermato che “il Paese ha sufficienti basi legali e prove storiche per affermare la sua sovranità sulle isole Paracel e le Spratly, nonché diritti legali sulle acque del Vietnam, che sono stati determinati dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulla legge del mare (Unclos) del 1982”. Lê Thị Thu Hằng ha ribadito che “le azioni intraprese dalla Cina non sono propedeutiche al mantenimento di un clima pacifico, stabilità e cooperazione tra i Paesi del Mar Cinese meridionale ed al positivo sviluppo delle relazioni tra Vietnam e Cina”, mentre le due nazioni negoziano il Codice di condotta nel Mare Orientale (Coc).

Nguyễn Văn Hiệp, un pescatore del comune di Phước Tỉnh, nel distretto di Long Điền, dichiara ai media locali: “Ogni anno la Cina vieta la pesca nel Mare Orientale, la cosa è del tutto irragionevole. Pechino non ha il diritto di emettere un divieto sullo spazio aereo e sulle acque del Vietnam. Ovviamente abbiamo reagito a tali azioni. Questo è il lavoro con cui ci guadagniamo da vivere. Continuiamo a pescare nei nostri mari. Non abbiamo intenzione di obbedire a questo provvedimento irrazionale”. Cao Xuân Tiều, presidente dell'Associazione ittica vietnamita di Bà Rịa (provincia di Vũng Tầu), afferma che “la Cina impone il divieto di pesca nel Mare Orientale e nel Mar Cinese meridionale da 29 anni”. “Questo provvedimento – prosegue il pescatore – entra in vigore da maggio ad agosto di ogni anno. Ciò viola la sovranità del Vietnam. L'Associazione ha sottoscritto una petizione contro la disposizione, ma da Pechino nessuno ci ascolta”.

Negli ultimi sei mesi, numerosi pescherecci vietnamiti hanno subito le aggressioni e le intimidazioni delle Tầu Lạ [“imbarcazioni sconosciute”, navi della Marina cinese – ndr]. L’ultimo episodio è avvenuto il 23 marzo scorso, quando alcuni pescatori della provincia di Quảng Trị stavano pescando nelle acque del distretto di Cồn Cỏ. Durante le operazioni, sono sopraggiunti dei natanti cinesi che hanno tagliato le loro reti da pesca. Alcuni giorni prima, a 25 miglia dall’isola di Cồn Cỏ, tre “pescherecci” cinesi avevano aggredito la barca di Nguyễn Công Thành, pescatore 46enne di Cửa Việt Town, distretto di Linh. Secondo le statistiche dell’Associazione ittica vietnamita, nel 2009 il Paese vantava una flotta di circa 130mila pescherecci. Essa impiegava un milione di persone e soddisfaceva il fabbisogno di pesce del 94% della popolazione. A causa dell’inquinamento ambientale e delle manovre aggressive della Marina cinese, questa si è ridotta a 110.950 unità, lasciando centinaia di migliaia di pescatori senza lavoro.

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