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  • » 01/09/2017, 15.12

    VIETNAM - CINA

    Navi militari cinesi colpiscono i pescatori vietnamiti

    Hoang Chau

    Negli ultimi due anni aggredite oltre 4mila imbarcazioni. I pescherecci aggrediti e affondati in acque vietnamite. La Chiesa sostiene le proteste dei pescatori. Oltre 7mila fedeli della diocesi di Vinh marciano a Kỳ Anh. Sempre più tese le dispute dovute alle rivendicazioni territoriali dei due Paesi. La Cina pretende l’85% del mar Cinese meridionale. 

    Hanoi (AsiaNews) – Oltre 2.300 pescatori feriti, scomparsi o morti nelle acque territoriali vietnamite del mar Cinese meridionale. È il bilancio comunicato da Nguyễn Văn T., vice ministro per l’Agricoltura del Vietnam. Dall’inizio del mese di agosto, numerosi pescherecci vietnamiti hanno subito le aggressioni e le intimidazioni della Marina militare cinese. “Negli ultimi due anni – afferma il vice ministro – le navi militari cinesi hanno affondato o distrutto, aggredito e derubato più di 4mila imbarcazioni”.

    Lo scorso 6 agosto, l’imbarcazione da pesca vietnamita No. 40482TS si trovava a 48 miglia nautiche a sud-est delle isole di Côn Đảo (185 km a sud di Vũng Tàu, provincia di Ba Ria-Vung Tau), quando all’improvviso è stata speronata da un natante cinese che ha tentato di affondarla. Gli otto pescatori a bordo sono finiti in mare e sette di essi sono stati tratti in salvo. Le autorità vietnamite non hanno ancora rinvenuto il corpo dell’armatore, Trương Công Ơn.

    Nella provincia di Quãng Ngãi, il sindacato dei pescatori di Bình Châu racconta un altro episodio di violenza, avvenuto sempre in acque vietnamite. “Il peschereccio QNg90289TS è stato abbordato dalla nave cinese 46106. Armati di coltelli, piedi di porco e aste di metallo, i marinai di Pechino sono saliti sull’imbarcazione ed hanno distrutto le attrezzature da pesca, per poi sottrarre ai vietnamiti il pescato, la strumentazione e le scorte di cibo”. Dopo l’attacco, i cinesi hanno affondato il peschereccio, abbandonando in mare aperto il personale a bordo. In soccorso dei pescatori è poi giunta un’altra imbarcazione da pesca vietnamita.

    Phan Minh, pescatore di Bình Châu, afferma: “Non è la prima volta che le barche delle provincie di Binh Định e Quãng Ngãi vengono affondate dalle ‘navi bianche’ [le imbarcazioni della guardia costiera di Pechino ndr]. Anche la mia barca è stata distrutta dalla cinese 46106. Stessa sorte è toccata il 16 agosto a cinque pescherecci  del villaggio di Tinh Kỳ. Quella nave è di stanza nelle acque delle  isole Paracel e lungo la costa del Vietnam per spaventare i pescatori”. “Sono molto aggressivi”, dichiara l’armatore Nguyễn Hữu Lâm. “Noi siamo pescatori che lavorano in un vasto oceano, non abbiamo il coraggio di resistere ai marinai cinesi armati. Peschiamo nelle acque del Vietnam, ma nonostante ciò veniamo intimiditi. Siamo molto preoccupati per il nostro lavoro”.

    L’equipaggio della 46106 si è reso protagonista di un’altra aggressione il 18 agosto, quando ha rapinato e affondato la barca di Huỳnh Văn Khanh. Esperti di Diritto marino internazionale dichiarano ad AsiaNews: “Pechino intende impedire ai vietnamiti la pesca nelle acque del mar Cinese meridionale lungo la cosiddetta ‘lingua di bue’. Le autorità cinesi rivendicano l'85% dei 3,5 milioni di kmq di queste acque. “Sono in pericolo i pescherecci di numerose province: Quảng Nam, Quảng Ngãi, Đà nẵng, Bình Định, Nghệ An, Hà Tĩnh, Quảng Bình ecc. Questa azione del regime comunista cinese sta colpendo la vita di milioni di persone in Vietnam. Nel prossimo futuro, la pesca nel Paese rischia di sparire”.

    Il 23 agosto, Trần Văn Quí, presidente dell’Unione dei pescatori vietnamiti, ha firmato una protesta scritta. L'Associazione vietnamita per la pesca ha chiesto che “le autorità e le agenzie vietnamite alzino la voce per protestare contro il governo cinese e mettere in atto misure efficaci, per proteggere i pescatori nelle acque sotto la sovranità del Vietnam”.

    La Chiesa locale sostiene le proteste dei pescatori. Il 27 agosto, oltre 7mila fedeli della diocesi di Vinh hanno marciato in modo pacifico intorno alla chiesa di Kỳ Anh. I manifestanti hanno chiesto al governo di Hanoi “adeguate politiche per proteggere la sovranità delle acque e delle isole e tutelare i pescatori”. I cattolici hanno poi celebrato una messa di preghiera per la giustizia e hanno ricordato le vittime del disastro ambientale della Formosa, che lo scorso anno ha colpito le province centrali del Vietnam. L’incidente aveva messo in ginocchio l’economia della regione, lasciando senza lavoro oltre 40mila pescatori.

    Sfruttando alcune ambiguità del diritto internazionale, Pechino rivendica una fetta consistente di mare. Essa che comprende le Spratly e le Paracel, isole contese da Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia (quasi l'85% dei territori). Per garantirsi il controllo delle importanti rotte marittime che attraversano queste acque, il governo cinese ha avviato la costruzione di una serie di isole artificiali, con impianti militari e fari per la navigazione.

    Negli ultimi tre anni, le dispute dovute alle rivendicazioni territoriali delle due nazioni nel Mare orientale si sono fatte sempre più tese. Hanoi si oppone in questi giorni all’annuncio cinese di esercitazioni militari nelle acque contese del mar Cinese meridionale. Pechino è indispettita dai tentativi del Vietnam di radunare i Paesi del sud-est asiatico e dai suoi crescenti legami con gli Stati Uniti, il Giappone e l'India. A causa delle pressioni cinesi, nel mese di luglio Hanoi ha sospeso l'estrazione di petrolio nelle acque rivendicate dalla Cina.

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