16/01/2020, 12.46
CINA-VATICANO
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Mindong, Mons. Guo sfrattato dalla curia: dormirà per strada. Senzatetto anche diversi sacerdoti e anziani (Video)

di Bernardo Cervellera

Almeno cinque parrocchie sono state chiuse, tagliando luce ed acqua. Fra queste quella di Fuan, Saiqi e Suanfeng. Le motivazioni di “sicurezza anti-incendio”, una scusa per la persecuzione. Alcuni sacerdoti sono stati cacciati via. Chiusa anche una casa per anziani tenuta dalle suore. Dei trenta ospiti, alcuni sono ospitati da parenti, altri sono senza fissa dimora. Il vescovo ufficiale Zhan Silu scavalcato dal Fronte unito. Alcuni sacerdoti parlano di “troppa leggerezza” della Santa Sede nell’aderire all’accordo.

Roma (AsiaNews) – Da stasera mons. Vincenzo Guo Xijin, già vescovo ordinario di Mindong (Fujian) dormirà come un senzatetto alla porta di quella che era la sua curia e casa del clero a Luojiang: ieri è giunto l’ordine di sfratto per lui e per i sacerdoti che lavorano e vivono con lui. Per affrettare la sua dipartita, già ieri sono stati tagliati luce e acqua dall’edificio (v. foto 1). Ufficialmente lo sfratto è dettato da motivi di sicurezza. Un cartello posto davanti alla curia spiega che l’edificio – costruito con tutti i permessi oltre 10 anni fa - non rispetta le regole anti-incendio e va quindi chiuso. In realtà, l’operazione della polizia è un gesto di pressione e di stizza verso il vescovo e i suoi sacerdoti che rifiutano di firmare l’adesione alla Chiesa “indipendente”.

Mons. Guo Xijin è una delle “vittime” dell’accordo sino-vaticano, che ha fatto della diocesi di Mindong una specie di “progetto pilota” per l’attuazione dell’accordo.

In seguito all’accordo e all’eliminazione della scomunica al vescovo ufficiale Vincenzo Zhan Silu, su richiesta di papa Francesco mons. Guo ha accettato di essere retrocesso a vescovo ausiliare per lasciare la sede di ordinario a mons. Zhan.

Ma mons. Guo, non avendo firmato l’adesione alla Chiesa indipendente non è stato riconosciuto dal governo e ora è declassato a senzatetto e migrante.

Stesso destino per molti sacerdoti che si rifiutano di firmare. Nei giorni scorsi almeno cinque parrocchie sono state chiuse sempre per motivi di “sicurezza anti-incendio”. Fra queste vi sono due grandi parrocchie: quella di Fuan, con oltre 10mila fedeli e quella di Saiqi, con circa 3mila fedeli (foto 2).

Il parroco di Fuan, p. Liu Guangpin, 71 anni, è fra coloro che hanno ricostruito la vita della Chiesa dopo le persecuzioni maoiste. Ora è stato sfrattato e non ha un luogo dove celebrare, ma resta a Fuan. Invece, il parroco di Saiqi, p. Huang Jintong, 50enne, è stato cacciato e mandato via dalla città.

A Saiqi, vicino alla parrocchia, il 13 gennaio scorso il governo ha chiuso una casa per anziani, che raccoglie coloro che non hanno casa o parenti, gestita dalle Piccole Sorelle di Misericordia e Carità da quasi 20 anni (v. video 1). La casa ospitava più di trenta persone. Ora alcuni, che hanno parenti, hanno potuto trovare ospitalità, ma altri sono anch’essi senzatetto e vivono senza fissa dimora.

Che le motivazioni “anti-incendio” siano solo una scusa per una persecuzione in guanti bianchi lo dimostra il fatto che una parrocchia, quella di Suanfeng, è stata chiusa per quei motivi. La polizia ha cacciato il sacerdote non firmatario. Ma dopo poco tempo, il vescovo ufficiale Zhan Silu ha nominato un parroco (che ha firmato l’adesione alla Chiesa “indipendente”): la chiesa è stata riaperta senza che venisse apportata alcuna modifica strutturale o riparazione.

Fra i fedeli c’è molto dolore e confusione. Da alcuni giorni i cattolici di Fuan vegliano giorno e notte nella chiesa dove sono stati tagliati luce ed acqua (video 2). Diversi di loro esprimono lamenti e critiche verso mons. Zhan Silu che non difende la libertà della Chiesa e “somiglia più a un politico che a un pastore”.

Da parte sua mons. Zhan continua a chiedere ai sacerdoti renitenti di firmare l’adesione alla Chiesa “indipendente” per evitare guai maggiori, ricordando loro che questa è l’indicazione data dalla Santa Sede negli Orientamenti pubblicati lo scorso giugno.

Ma almeno 20 sacerdoti su 57 non vogliono firmare. Essi dicono che la firma “è solo l’inizio di una maggiore persecuzione e controllo”, che tende a fare dei sacerdoti dei “funzionari del Partito”, che accettano di non evangelizzare i giovani sotto i 18 anni – un fatto contro la Costituzione cinese – e sottomettendo ogni iniziativa di evangelizzazione alla supremazia del Partito comunista.

Il Fronte unito e l’Ufficio affari religiosi, che gestiscono le attività delle religioni e della Chiesa, sono decisi a sradicare ogni elemento che non si sottomette e non rispetta più neanche l’autorità episcopale di mons. Zhan Silu. Secondo alcuni sacerdoti, mons. Zhan è stato tenuto all’oscuro su tutte le operazioni di sfratto contro mons. Guo e i diversi parroci. Il Fronte unito vuole costringere i sacerdoti renitenti minacciando ritorsioni contro le loro famiglie: sfrattandole dalle loro case o facendo perdere il lavoro ai familiari.

Alcuni sacerdoti parlano di “troppa leggerezza” della Santa Sede nell’aderire all’accordo. “E’ tempo che la Segreteria di Stato vaticana si svegli dal sogno – dicono - e riconosca di aver fatto un errore, altrimenti diventa complice di questa situazione”.

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