09/02/2010, 00.00
INDIA

Missionarie della Carità: “Nel malato, il volto di Cristo”

di Nirmala Carvalho
La testimonianza di una missionaria tedesca, che da 50 anni lavora in un lebbrosario di Calcutta. Aborto ed eutanasia sono le minacce peggiori alla società umana: cercano di sradicare dall’uomo l’immagine di Dio.

Calcutta (AsiaNews) – Contro i drammi dell’aborto e dell’eutanasia, “è necessario rimettere nell’uomo l’immagine di Dio, quell’immagine che il male cerca in tutti i modi di cancellare. Bisogna guardare negli occhi i poveri e i malati, come insegnava Madre Teresa, e vederci dentro il Cristo sofferente”. Lo dice ad AsiaNews suor Andrea Bonk, 73enne Missionaria della Carità, che ha lavorato per decenni al fianco della Santa di Calcutta. Proveniente da Friburgo, la madre ha studiato medicina: sono 50 anni che si è unita alle religiose che servono “i più poveri fra i poveri”. In occasione della Giornata mondiale del malato, suor Andrea manda ad AsiaNews la sua testimonianza, che riportiamo di seguito.

“Il bisogno più urgente e pressante, nella società di oggi e nella nostra missione, è quello di restaurare l’immagine di Dio nella persona, anche se questa è bruciata o sfigurata. Il più grave malanno oggi non è la tubercolosi o la lebbra, ma il sentirsi non amati, non voluti o non curati: è la mancanza di amore. Quando sono arrivata in India, 50 anni fa, i lebbrosi erano emarginati dalla società: invece la Madre ha toccato la lebbra, l’ha presa per mano, ha parlato con lei con amore e tenerezza. Ha pulito e consolato queste persone spaventate.

Le Missionarie della Carità, all’epoca, avevano un camioncino con cui ci recavamo nelle aree remote del Paese: sul fianco c’era una placca, con raffigurata sopra una mano che regge una campana, e le parole ‘Toccate i lebbrosi con la vostra compassione’. Madre Teresa aveva un cuore molto compassionevole, un cuore materno: la Madre metteva sempre il cuore in quello che stava facendo. Non si è mai allontanata, non ha mai evitato il contatto con un lebbroso, per quanto ripugnante potesse essere.

Nella nostra costituzione abbiamo un mandato preciso: vedere il Cristo sofferente nelle altre persone, e in special modo nei poveri, nei malati e negli anziani. La lunga vita di devozione di Madre Teresa è stata caratterizzata dalla cura dei poveri, dei malati e dei bisognosi. Nel descrivere questa missione, la Madre scriveva: ‘Senza sofferenza, il nostro sarebbe soltanto un lavoro sociale. Dobbiamo redimere e condividere tutta la desolazione dei poveri’. Questa sembra essere l’unica spiegazione per il suo amore, compassionevole e a livello mondiale, specialmente per i poveri ammalati.

È l’amore curativo di Cristo, quello che caratterizza la vocazione di tutti i cristiani. La storia racconta di una novizia che stava ripulendo un’orrenda ferita nel collo di una donna come se ne fosse ripugnata. Madre Teresa le fece notare che quello non era il modo di fare e, prendendole di mano gli strumenti, ripulì la ferita. E poi le disse: ‘Devi capire che questo è Gesù. Noi stiamo pulendo le ferite del Signore: quello che fate al più piccolo dei miei fratelli, lo fate a me’. Noi dobbiamo abbracciare chi soffre e coloro che gli sono vicini. Dobbiamo guardare oltre la comprensione di una felicità fatta di materia e quindi a tempo.

L’aborto è un attacco di Satana all’Immagine di Dio, perché ogni persona è fatta a Sua immagine e il disegno malefico è quello di distruggere questa immagine: è per questo che il male sceglie di attaccare i più deboli e indifesi, e cerca di distruggerli. Da questo deriva la terribile mentalità che vuole l’aborto per i bambini con problemi fisici o mentali, una cosa assolutamente sbagliata.

Qui allo Shishu Bhavan noi diamo dignità a questi bambini, che rispondono al nostro amore e fanno comprendere a tutti quanti sia meravigliosa la creazione di Dio. Inoltre, dobbiamo andare oltre la fisicità e comprendere soprattutto quei bambini che hanno bisogni speciali, ad esempio fisioterapia o altre cose del genere. È incredibile quanto questi bambini possano svilupparsi e migliorare.

Ma è importante andare oltre il materiale, per servirli e rimettere l’immagine di Dio lì dov’era. Dobbiamo sempre ricordare che gli avanzamenti nei campi della scienza e della tecnologia portano la possibilità di cure e prevenzione da disagi e malattie: ma emergono sempre nuove malattie, perché queste sono inevitabili.

Un altro orribile attacco alla vita viene dall’eutanasia. Dopo aver lavorato con Madre Teresa, posso testimoniare di tanti anziani – distrutti nel corpo e nello spirito, senza possibilità di riabilitazione – che hanno risposto all’amore. Per la Madre, rappresentavano Cristo con sofferenze umane, che con sembianze umane venivano a morire da noi circondati di amore e dignità. Una volta, prendendo fra le braccia un corpo distrutto dalla malattia e prossimo alla morte, la Madre mi disse: ‘Non vedi nei suoi occhi la bontà di Dio?’.

Quando apparve nel mondo la terribile piaga dell’Aids, la Madre fu la prima a dare ai malati di quella nuova malattia una casa e un nuovo amore: ma peggiore dell’Aids è la contaminazione del peccato. Madre Teresa ha detto più volte: ‘L’amore non può rimanere solo, altrimenti non ha senso. L’amore deve essere trasformato in azione, a quell’azione è il servizio’.

Ed è quello che facciamo ni Missionarie della Carità. Il nostro umile lavoro è amare i più poveri fra i poveri: portiamo la tenerezza, nel modo in cui parliamo con i poveri. Come diceva la Madre, ‘dobbiamo dare a loro i nostri cuori per amarli, e le nostre mani per servirli. Dovunque siano, dovunque possano essere”.

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