20/11/2018, 13.31
VIETNAM
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Monaco buddista 92enne torna a casa per morire, sotto il controllo della polizia

Thích Nhất Hạnh ha trascorso 39 anni in esilio in Francia. Il maestro zen è incapace di parlare o camminare. Nel 1966, il monaco è stato bandito dalle autorità del Nord e del Sud, per aver chiesto la fine della Guerra del Vietnam. Nel 2005, gli è stato permesso di rientrare nel Paese per la prima volta.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Nascosta tra la folla di devoti, la polizia vietnamita veglia sugli ultimi giorni di vita di Thích Nhất Hạnh (foto), noto monaco buddista 92enne e attivista per la pace. Il religioso, famoso per aver portato gli insegnamenti del Buddha in Occidente, dalle case delle celebrità di Hollywood agli uffici della Silicon Valley, ha trascorso 39 anni in esilio in Francia. In quel periodo, ha organizzato ritiri in tutto il mondo e scritto oltre 100 libri, pietra miliare di un impero globale del benessere dal valore di 4,2 miliardi di dollari Usa.

Nel 1966, il monaco è stato bandito dalle autorità del Nord e del Sud, per aver chiesto la fine della Guerra del Vietnam. Il maestro Zen è stato poi tenuto lontano per il suo impegno in favore della libertà religiosa, nel mondo ma anche nel Paese comunista, dove tutte le fedi sono soggette allo stretto controllo del regime. Dallo scorso 2 novembre, il governo ha concesso a Thích Nhất Hạnh di trascorrere i suoi ultimi giorni nella sua pagoda di Từ Hiếu, nell'antica città di Huế, cuore buddista del Vietnam.

Nonostante sia incapace di parlare o camminare dal 2014 a causa di un ictus, il monaco è ancora sorvegliato dalla polizia in borghese. Dal suo ritorno in Vietnam, all'inizio di questo mese, centinaia di fedeli si sono accalcati fuori dalla pagoda per unirsi al monaco nelle sue passeggiate intorno ai giardini del tempio.

Le autorità comuniste sono diffidenti nei confronti della religione organizzata e l'anno scorso hanno approvato una legge che richiede alle varie confessioni di registrarsi e riferire su tutte le attività. I leader religiosi in Vietnam hanno spesso dimostrato la loro capacità di mobilitare le masse: i cattolici hanno guidato proteste ambientaliste; i membri della setta buddista Hoa Hao hanno condotto manifestazioni anticomuniste; i montagnard (protestanti e cattolici) si sono scontrati con le autorità per il diritto alla terra negli altipiani centrali.

Dal 2005, quando gli è stato permesso di rientrare nel Paese per la prima di una serie di visite controllate, Thích Nhất Hạnh ha chiesto una maggiore tolleranza religiosa. I suoi appelli non sono sempre stati accolti dalle autorità in modo favorevole: nel 2009, centinaia di poliziotti e milizie governative hanno aggredito e cacciato i suoi seguaci dal loro tempio, nella provincia meridionale di Lam Dong.

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