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» 21/03/2011
MEDIO ORIENTE-LIBIA
Mondo arabo diviso tra l’appoggio ai rivoltosi libici e la diffidenza verso l’Occidente
La “Coalizione dei volenterosi” ha bisogno del sostegno dei Paesi arabi, nei quali Gheddafi ha scarse simpatie. Aperto appoggio all’intervento da parte del Consiglio di cooperazione del Golfo. Moussa sembra almeno in parte modificare le critiche di ieri. Contrari l'Iran e i suoi alleati, ma Hezbollah è in difficoltà, visto che il dittatore libico è accusato di aver fatto sparire il “padre” del movimento.

Beirut (AsiaNews) – Prezzi del petrolio in rialzo, oggi, per il timore che l’attacco internazionale contro la Libia possa danneggiare le istallazioni petrolifere del Paese, mentre il mondo arabo appare diviso tra l’appoggio ai rivoltosi di Bengasi e la diffidenza verso l’Occidente.
 
Stamattina, il segretario generale della Lega araba, Amr Moussa, parlando al termine di un incontro con il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, svoltosi al Cairo, ha detto che gli Stati arabi e le Nazioni Unite sono “uniti” nell’obiettivo di proteggere i civili libici.
 
L’affermazione sembra almeno in parte modificare quanto lo stesso Moussa aveva dichiarato ieri, quando aveva sostenuto che “quanto sta accadendo in Libia”, cioè l’attacco internazionale, “è diverso da quello che volevamo nell’imposizione della no-fly zone: ciò che noi vogliamo è la protezione dei civili e non il bombardamento di altri civili”. Ancora ieri, lo stesso Moussa aveva annunciato la convocazione di un incontro urgente della Lega araba.
 
Il sostegno del mondo arabo è fondamentale per la coalizione, in quanto serve a dimostrare che l’attacco mira a difendere coloro che chiedono libertà e non a colpire i Paesi arabi.
 
Funzionale a questo obiettivo è stato il sì della Lega araba alla no-fly zone, che ha aprto la strada alla risoluzione dell’Onu, l’appoggio militare del Qatar e il sostegno degli Emirati. “Siamo con la coalizione – ha detto ieri il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, Abdulrahman al-Attiyah – per la salvezza e la sicurezza, secondo la risoluzione dell’Onu”.
 
A favore, ancora, c’è il fatto che in generale, si può dire che Gheddafi non è amato nel mondo arabo. Pesa su di lui, in particolare, l’accusa di avere espulso nel 1990 centinaia di palestinesi, né va dimenticato che nel 2003 l’Arabia Saudita lo accusò di aver sostenuto un complotto mirante all’uccisione di re Abdullah.
 
Tacciono, in Egitto, i Fratelli musulmani, anche se un loro esponente ha criticato l’attacco occidentale. A essere fermamente contrario a qualsiasi intervento occidentale sono l’Iran e i suoi alleati, in primo luogo Hezbollah. Ma se Teheran ha esortato i libici a non fidarsi delle potenze occidentali, il cui “unico obiettivo è quello di conquistare un controllo neocoloniale su una nazione ricca di petrolio”, a trovarsi in difficoltà è il libanese Partito di Dio, visto che ha appoggiato sin dall’inizio i rivoltosi libici e che da sempre accusa Gheddafi di essere il responsabile della “sparizione” nel 1990 di Musa al-Sadr, “padre” del movimento. Il leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, ieri se l’è presa con i “molti leader arabi e musulmani che non si sono presi le loro responsabilità, aprendo la via all’intervento occidentale” che “apre la possibilità per un intervento straniero in qualsiasi Paese arabo e ci porta indietro ai giorni dell’occupazione, della colonizzazione e della divisione”. (PD)
 

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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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