12/05/2020, 12.32
HONG KONG
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Mong Kok: polizia sotto accusa per l’arresto di uno studente-giornalista di 12 anni

Le Forze dell’ordine accusano i manifestanti pro-democrazia di fingersi reporter. Le dimostrazioni in un centro commerciale sono state le più imponenti dallo scoppio della pandemia. Associazioni dei giornalisti: non si può reprimere il diritto di cronaca. La violenza della polizia provocherà solo più resistenza.

Hong Kong (AsiaNews) – Montano le critiche alla polizia per l’arresto di uno “studente-giornalista” di 12 anni – poi rilasciato – durante le proteste pro-democrazia in un centro commerciale di Mong Kok il 10 maggio. Le Forze dell’ordine, che hanno fermato in tutto 230 persone, tra cui anche un parlamentare democratico, accusano da tempo alcuni dimostranti – per lo più studenti dello scuole superiori – di fingersi reporter per ostacolare le loro operazioni.

Le dimostrazioni a Mong Kok, nel giorno della Festa della mamma, sono state le più imponenti da quando è esplosa la pandemia di Covid-19 in gennaio. L’esecutivo di Carrie Lam, colpevole agli occhi dei dimostranti di assecondare le interferenze di Pechino negli affari cittadini, ha dovuto far fronte per mesi a ripetute proteste da parte dei gruppi pro-democrazia. Le prime manifestazioni sono cominciate nel giugno 2019 contro la proposta di legge sull’estradizione (poi ritirata), e in seguito si sono trasformate in un più ampio movimento a favore delle libertà democratiche.

In coincidenza con le manifestazioni anti-governative, sul web sono nati numerosi giornali studenteschi. Il fronte pro-Pechino nel Legco, il Parlamento locale, ha chiesto al governo di introdurre un sistema di accreditamento stampa, così da evitare che finti reporter partecipino alle proteste.

Le associazioni dei giornalisti respingono la proposta in modo netto, in quanto violerebbe la libertà di parola e di stampa garantite dalla Basic Law (la Costituzione locale), su cui si fonda  l’autonomia di Hong Kong rispetto alla Cina. Secondo loro, gli studenti hanno il diritto di crearsi i loro giornali e raccontare quanto accade durante le manifestazioni: devono capire però quali rischi corrono mentre fanno ciò.

Per i rappresentanti dei giornalisti, gli studenti-reporter non devono essere demonizzati. Il problema vero è il comportamento violento della polizia nei confronti dei media. Le Forze dell’ordine si sono giustificate asserendo che le tattiche usate servono a impedire la formazione di grandi assembramenti, al momento vietati per contenere la diffusione del coronavirus. Giornali e televisioni accusano invece gli agenti di aver abusato dei loro poteri a Mong Kok, spruzzando spray urticante, insultando e perquisendo i reporter sul posto.

Gli arresti di massa nel centro commerciale sono avvenuti sulla base di varie accuse: divieto di assembramento; turbamento della quiete pubblica; e possesso di armi. In molti pensano che la repressione poliziesca, come le continue pressioni di Pechino, avranno un effetto boomerang, provocando solo più resistenza tra i manifestanti.

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