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  • » 11/05/2017, 11.23

    KAZAKHSTAN

    Mons. Dell’Oro: la Madonna di Fatima a Karaganda, terra dei lager sovietici



    Per il Centenario dalle apparizioni della Madonna di Fatima, le Chiese di Russia, Kazakhstan e degli altri Paesi dell’Asia centrale si incontrano nella città un tempo centro di gulag. L’icona della Madonna ha viaggiato per il territorio, coinvolgendo le famiglie cattoliche, ma anche ortodossi e musulmani. Il Centenario, uno stimolo “alla conversione per la vita”. La consacrazione della Russia e dell’Asia centrale a Maria.

    Karaganda (AsiaNews) – Per la Chiesa kazaka le celebrazioni per il centenario delle apparizioni della Vergine ai pastorelli di Fatima sono “giornate di intenso lavoro” e di devozione a Maria, nel segno della convivenza e del rinnovamento. Un giorno atteso da tutta la comunità cristiana con calore ed entusiasmo. Lo racconta ad AsiaNews mons. Adelio Dell’Oro, vescovo della diocesi di Karaganda.

    La diocesi di Karaganda ha organizzato una serie di conferenze, incontri e cerimonie nella Cattedrale di Nostra Signora di Fatima, nella città di Karaganda. Gli incontri sono iniziati il 9 maggio e culmineranno con la messa la mattina del 13 maggio.

    Per l’occasione le Chiese cattoliche dell’Asia centrale e di Russia si sono ritrovate in un momento di incontro che si ripete ogni anno dopo la Pasqua, e che quest’anno è stato fatto coincidere con le celebrazioni per la Madonna di Fatima.

    Agli eventi partecipano tutti i sacerdoti e suore cattolici dell’Asia centrale e Russia, e non solo: domani interverrà con una sua relazione un vescovo ortodosso, portando la testimonianza della devozione ortodossa alla Madonna. Inoltre, quest’oggi 70 laici parteciperanno al Congresso mariano sui fatti di Fatima. Mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, parlerà della venerazione a Maria come metodo per vivere la fede: “Perché come Maria, anche noi siamo strumento affinché il Signore si faccia carne”.

    Nel programma è previsto anche il concerto d’organo del musicista senese, Cesare Mancini, e una visita alla fossa comune in cui sono sepolti 20mila caduti della Seconda guerra mondiale.

    Il momento più atteso è la celebrazione del 13 maggio mattina, presieduta dal cardinale Josef Cordes, inviato speciale del papa: “È un modo per la Chiesa di dimostrare la vicinanza alla nostra comunità”. Nell’occasione, le Chiese di Russia e dell’Asia centrale rinnoveranno la loro consacrazione alla Madonna. Per la Chiesa russa, la consacrazione alla Vergine ha un valore importante, poiché fu una richiesta rivolta dalla Madonna stessa ai pastorelli di Fatima, quando lì avvisò che se la Russia comunista si fosse allontanata dalla fede ci sarebbero state gravi conseguenze in tutto il mondo.

    La comunità vive l’esperienza con molto entusiasmo: “L’icona della Madonna di Fatima ha viaggiato per le parrocchie, dove si fermava per 10-15 giorni. Veniva anche portata nelle case delle famiglie durante i momenti di preghiera e le recitazioni del rosario. Ha risvegliato il senso dell’apparizione. Da molte parrocchie ho avuto delle bellissime testimonianze. Ad Almaty una signora anziana, a letto da molto tempo, si è alzata quando è arrivata l’icona. Ad Astana, invece, si sono radunati a pregare insieme cattolici, ortodossi e addirittura musulmani”.

    “La domanda ora è cosa ci chiede Dio, se siamo qui per ‘i nostri’ o per tutti. È un momento ‘positivamente critico’, una vera sfida a mostrare un'esperienza di fede affascinante.”

    Nei pensieri del presule, vi sono i giovani del Kazakhstan: “La sfida è conquistare i giovani, anche loro schiacciati dal peso della globalizzazione, presi dalle manie di soldi e carriera. Io sono arrivato qui per la prima volta nel 1997, al tempo ero con la Caritas. Allora l’università era piena di giovani che avevano una domanda vivissima sul senso della vita, che ora è sotto la cenere”.

    La diocesi di Karaganda è grande due volte l’Italia, e il numero dei fedeli è difficile da definire, come nel resto del Kazakhstan. “Le statistiche sono fatte su base nazionale, quindi i kazaki sono contati come musulmani, i tedeschi cattolici e protestanti, i polacchi cattolici e i russi ortodossi, perciò i numeri sono difficili da dire”. Nella diocesi ci sono circa 20 parrocchie, con circa 8mila fedeli che partecipano in maniera attiva. “Difficile da dire, può capitare di tutto, anche che muoia un nonno ortodosso e che si tengano i funerali in una nostra chiesa”.

    Il cristianesimo in Kazakhstan si è sviluppato con entusiasmo dalla caduta dell’Unione Sovietica: “Prima, 25 anni fa, la fede era comunicata attraverso la persecuzione. Da quando è caduta l'Unione Sovietica, c'è stata libertà di professione di fede, che ha portato un momento di grande entusiasmo per tutti, non solo per i cristiani. Sono arrivati tanti sacerdoti polacchi e tedeschi, che hanno radunato cattolici e cristiani, e sono state costruite tante nuove chiese. Negli ultimi 20 anni molti sono tornati nei loro Paesi, soprattutto per la politica polacca sul rimpatrio”. Molti tedeschi, polacchi e ucraini sono giunti in Kazakhstan con le deportazioni staliniane. Karaganda era il centro maggiore dei lager. “Le nostre comunità – continua il vescovo – rimpiccioliscono. Inoltre, secondo me, durante il periodo sovietico i laici erano più partecipi perché senza sacerdoti si sentivano responsabili”.

    Proprio per questo, conclude mons. Dell’Oro, “mi aspetto che [questa celebrazione] sia uno stimolo di conversione della mia vita per rendere Dio più presente attraverso di me. Come dice la Madonna, ‘il mio cuore vincerà’”. 

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