27/09/2021, 08.36
RUSSIA
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Mosca, nuova Duma inizia i lavori: potrebbe essere l’ultima eletta

di Vladimir Rozanskij

Il regime putiniano vuole sfruttare la legislatura per mettere le istituzioni al riparo dal dissenso. Previste altre restrizioni per le opposizioni. Si punta a estendere uso voto elettronico, più manipolabile dall’alto. Proposta radicale: sostituire le elezioni con referendum confermativi di chi è al potere.

Mosca (AsiaNews) – La prima seduta della nuova Duma di Stato russa si apre il 29 settembre, con compiti organizzativi nella scelta dello speaker e dei nuovi dirigenti parlamentari. Dopo gli auguri presidenziali e gli adempimenti di rito, già da ottobre i deputati saranno chiamati a un’attività legislativa molto intensa.

L’esito delle elezioni ha lasciato parecchio amaro in bocca ai padroni della Russia, confermando il loro potere, ma rivelando anche molti segnali di insofferenza. L’intenzione è quindi di sfruttare il quinquennio che si apre per rafforzare le istituzioni, mettendole al riparo da qualunque forma di dissenso. Già nelle prime settimane verrà consegnato dal governo il progetto della legge finanziaria per il biennio 2022-2024, da elaborare a livello federale e regionale.

Verranno messe all’ordine del giorno almeno una ventina di proposte di legge, a partire da quelle legate all’economia e alle questioni sociali: il divieto di prelevare i soldi direttamente dai conti dei debitori, il permesso ai genitori di figli invalidi di rimanere gratuitamente in ospedale con i figli, fino alle multe per mancato rispetto dei diritti degli animali. In generale, il timore è che nella cortina di fumo di tutte queste iniziative si voglia imporre una forte stretta all’economia del Paese, in crisi da anni.

Per evitare future sorprese e incertezze elettorali, si continuerà a rimescolare le carte nel sistema di voto.  Il regime putiniano vuole prevenire quella che viene definita “l’ingerenza straniera” attraverso il sostegno a “gruppi estremisti” tipo quelli di Aleksej Naval’nyj e alle fonti d’informazione meno allineate con il “partito del potere”. La tanto discussa votazione elettronica, che appare più manipolabile dall’alto, sarà estesa con ogni probabilità alle elezioni di ogni livello, comprese le presidenziali. Allo stesso tempo il Cremlino imporrà restrizioni più sistematiche ai giganti dell’informatica, il cui accesso alla rete russa sarà sottoposto a controlli maggiori.

Un’altra misura di cui già si parla è il passaggio a un sistema elettorale quasi completamente maggioritario e uninominale, per togliere importanza ai partiti e alle loro percentuali, anche se la maggioranza assoluta è saldamente in mano ai putiniani. La proposta più radicale potrebbe essere quella dell’eliminazione delle elezioni, da sostituire con dei semplici referendum di conferma del regime e dei suoi rappresentanti, visto che la popolazione non ha mostrato grande interesse alla disfida delle liste elettorali.

Le poche voci di dissenso, relegate quasi totalmente al di fuori delle aule parlamentari, parlano invece di iniziative per abrogare la votazione elettronica. Un’attivista per i diritti umani, Marina Litvinovič (v. foto 2), ha proposto di creare una coalizione tra tutti gli oppositori “per evitare che vengano sottratti milioni di voti dei cittadini del nostro Paese come in queste elezioni”, e combattere contro ogni altra forma di falsificazione dei risultati. È stata annunciata anche una serie di manifestazioni pubbliche, con date tutte da definire.

Per non essere bloccati subito dalle forze dell’ordine, visto che ormai in Russia è proibita quasi ogni forma di manifestazione, la Litvinovič propone di usare “l’unica forma di incontro ancora possibile: quella dei deputati eletti con i propri elettori”. Lei stessa, candidata per i liberali, non ha ottenuto il seggio, ma diversi deputati comunisti del Kprf hanno dichiarato la propria disponibilità a tenere tali riunioni, aperte ai cittadini.

Già nel 2022 si terranno in Russia altri importanti scrutini elettorali, soprattutto a livello municipale, e molti temono che possano essere le ultime elezioni dell’era putiniana.

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